La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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lunedì, 08 ottobre 2007
Il bosco senza storia. (Fase 1: incubazione)

Cosa posso dire dopo tanto tempo? Scusate, m'ero perso nel bosco... :) Un bosco come questo...
DP

Un mite ondeggiare d'erba nelle radure ed il cinguettio di piccole creature, nascoste in alto tra l'intrico dei rami.
Il bosco è folto d'erbe, rovi e querce maestose svettanti verso il cielo, tanto intrecciate che il sole filtra a fatica tra le loro chiome. Il vento le muove piano e trasporta lontano i piccoli rumori della vita: concerti gioiosi di uccelli, corse di scoiattoli e marmotte, fruscii di fogliame e voli d'insetti.
Per la verità il frinire dei grilli è stranamente regolare ed i versi delle civette hanno un che d'ossessivo... il grandioso spettacolo della natura però, fa dimenticare presto certi piccoli dettagli: il bosco si estende ben oltre la linea dell'orizzone e fin dove l'occhio può arrivare è un tripudio di colori caldi e vegetazione rigogliosa. Non c'è traccia di civiltà: quì è facile sentirsi improvvisamente soli.
Un osservatore attento noterà che tutti gli alberi sono inclinati di almeno venti gradi ed a volte possono dare l'impressione che l'intero bosco ti si stringa attorno. Oppure scorgerà, nel fianco di un pendio roccioso, celata da un groviglio di vegetazione, una piccola caverna fresca e pulita che potrebbe essere un nascondiglio d'amanti o un rifugio di banditi: le piante finora l'hanno nascosta bene però e nessuno c'è mai entrato. Sembra un appartamento in attesa di un inquilino.
Guardando da vicino la corteccia di alcuni alberi, scoprirà poi i segni lasciati dai picchi o forse le misteriose incisioni dei caratteri d'una lingua ancora sconosciuta: voi quale possibilità preferireste?

In una radura della foresta c'è una quercia che lacrima foglie: giacciono al suolo in mucchi multicolori in apparente disordine, ma se qualcuno potesse vederle dall'alto, direbbe che sembrano quasi delle scritte. Appena il vento le spazza via la quercia riprende pazientemente a ricomporle. Nulla di preoccupante però, è solo un gioco.
Ma non è tutto. Le due metà della vallata sono curiosamente simmetriche: da ciascun lato dell'orizzonte c'è un lago lontano, una radura a forma di freccia ed un abete solitario sulla cima di una collina, perciò riemergendo dal folto della vegetazione ad alcuni può capitare di perdere l'orientamento.
Infine, in qualsiasi momento, tra i rami degli alberi ci sono sempre dodici scoiattoli in vista, non uno di più, non uno di meno, ed anche per questo c'è una spiegazione.

La vita scorre lenta. Lenta come sempre e tuttavia, la tranquilla esistenza del bosco è increspata da questi piccoli eventi: ognuno è il germoglio di qualcosa che non saprei dire. Ognuno potrebbe diventare l'inizio di una nuova, bellissima storia.
Per ora però il bosco non ha nulla da raccontare: è solo un idea promettente nella testa di uno scrittore dilettante.
Se passate da queste parti, provate a camminare lungo i suoi prati o a riposare sotto i suoi alberi. Se vi fermate abbastanza a lungo forse diventerete parte della storia che stà nascendo. Pian piano... con la pazienza dei grandi alberi. E di certe strane idee, che hanno bisogno di tempo per maturare, ma sono dannatamente difficili da sradicare.

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mercoledì, 23 maggio 2007
La corsa della tartaruga

Ho nostalgia dei giorni in cui il buon 3m4, giocava ad illustrare i miei racconti. Credo che questo gli sarebbe piaciuto.
Un caro saluto a tutti, dal sempre vostro

DP

Lo vidi imboccare la prima rampa di scale e attimo dopo la successiva. Tra i due momenti però non c'era stato assolutamente nulla, come se per un istante avessi perso conoscenza, o come se lui si fosse mosso alla velocità del lampo. Ne avevo avuto solo una fugace visione: aveva un cappotto verde, un cappello dello stesso colore ed il volto rugoso. Nella mano destra stringeva un bastone da passeggio.
Mi affacciai alla ringhiera: gli unici momenti in cui lo vedevo erano quando era sul pianerottolo all'inizio di ciascuna rampa. Tra le sue comparse e scomparse non c'erano intervalli vuoti, infatti la sua velocità di discesa era elevatissima.
Misi in moto il cervello: se davvero si fosse mosso così rapidamente avrei dovuto sentire il sibilo del suo movimento che per essere così veloce da non esser visibile doveva essere spaventosamente rapido. Forse non correva ma "saltava" da un pianerottolo all'altro senza intermezzi... all'improvviso!
Gli corsi dietro più velocemente che potevo. I gradini erano tanti, a percorrerli tutti.
Quando uscii dall'edificio lo vidi in fondo alla strada: la sua sagoma di uomo anziano era ferma a guardare i fiori di un albero di pesco, ad annusarne il profumo e percorrerne con le dita la corteccia del fusto come se fosse stato il primo che vedeva in vita sua. Mentre io correvo, lui imboccò lentamente una strada laterale. Quando la raggiunsi, era già alla fine del vicolo. Quando arrivai lì, era già all'incrocio successivo: lo vidi decidere pacatamente la nuova direzione e un attimo dopo non c'era più. Sicuramente era già in fondo alla strada. Allora corsi, corsi, più velocemente che potevo, sfrecciando tra la case: per un paio di volte fui quasi sul punto di raggiungerlo, poi lo persi di vista.
Ormai continuavo a correre senza neanche più vederlo ed ogni incrocio che superavo diminuiva la provabilità di ritrovarlo. Mi prese un senso di disperazione: ero Achille contro la tartaruga... per quanto potessi correre io, lui sarebbe stato sempre più veloce. Ben presto dovetti fermarmi, completamente a corto di fiato. L'avevo perso.
Nei giorni successivi tornai molte volte in quel quartiere. Mi guardavo attorno nel timore di perdere l'attimo in cui sarebbe riapparso e non avevo neanche bene idea di cosa avrei fatto dopo.
Seduto su una panchina accanto all'albero di pesco del nostro primo incontro, capii che non l'avrei più trovato: la Tartaruga aveva vinto.
In compenso cominciavo un pò a capirlo: la vita è un film di cui noi percorriamo lentamente tutti i fotogrammi, mentre forse lui saltava le parti noiose per concentrarsi solo sui momenti che contano. Come facesse non aveva molta importanza, piuttosto mi chiedevo se la sua vita alla fine sarebbe stata migliore della mia, o solo molto più corta.
Eppure... la Tartaruga non era poi tanto diversa da me, dopotutto: anch'io a volte consumavo i fotogrammi della mia vita senza esserne conscio, anche se molto più lentamente. Il risultato però con cambiava di molto. Cosa ne era stato di tutti quei momenti perduti? Avevano davvero importanza per me?
Quando cammino per strada senza pensare, sono veramente vivo?
So che se dovessi davvero ricordare ogni singolo istante dei miei giorni, i miei veri ricordi sarebbero sommersi da una marea di inutili dettagli. Perciò forse esistono ricordi utili e inutili.
Prendiamo ad esempio il percorso che faccio per tornare a casa... o anche solo la strada che porta da casa mia all'edicola: l'avrò attraversata 1.000 volte e dove è andato tutto quel tempo? Io ricordo solo la somma di tutti quei momenti, percui... sarebbe stata davvero una perdita, viverne solo il primo e saltare tutti gli altri? Avanti veloce e stop sulle parti interessanti e al diavolo tutto il resto e la fine del film che s'avvicina a gran velocità... Perchè penso cose come queste?
Ora so che dovrei salire sulla macchina e so già dove andrò: il raccordo, l'uscita, quel semaforo che becco sempre rosso, l'incrocio pericoloso (stai attento!), l'edicola dove so già che non troverò nulla (forse perchè ci sono stato ieri?) e poi la via di casa. Spesso parcheggio per strada ma stasera credo che userò il box. Il portone apre sempre a fatica perchè è un pò storto. La maniglia sporca mi macchia le mani. Me le macchierà. Di terra. La ruggine ha scavato un buco nella lamiera, la devo riparare da mesi. Sono\sarò seduto sul mio divano tra mezz'ora. Se non succede niente d'imprevisto, certo... come posso saperlo? Ho paura.
Se saltassi a quel momento proprio ora? Così... alla cieca. E se nel mezzo ci fosse la morte e non lo sapessi? Questi pochi momenti potrebbero essere tutto ciò che mi resta... potrei correre un rischio simile? eppure cosa ci sarebbe di diverso dal solito?
Un petalo si staccò dal ramo ed iniziò davanti a me una breve corsa verso il suolo e io non sapevo più se l'avrei visto posarsi. Perdere questa certezza, forse era tutto ciò che mi serviva.
Ed eccoci giunti a questo momento: Achille diventerà Tartaruga.
A casa c'è lei che m'aspetta, vorrei tanto essere lì. O forse ci sono già?
Provo una sensazione che non ho mai provato in vita mia: come se l'aria avesse acquisito una sua solidità e fosse una membrana sottile stesa di fronte a me. Come se fossi dentro una bolla. Come se ci fossi nato dentro.
Soffio gentilmente... e la membrana s'increspa. Forse basta solo un piccolo passo... spingo con la mente...
Ed eccoci tutti alla fine di questa storia. All'improvviso.

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mercoledì, 09 maggio 2007
La sentinella

Dunque... inanzitutto ben trovati. E'molto che non scrivo e non so neanche bene perchè. Una pausa di riflessione, credo.
Torno a voi senza che molto sia cambiato ma sicuramente un pò più riposato di prima, con questo piccolo racconto che in realtà è una storia vera, finale a parte: il protagonista sono io, il periodo è quello del mio servizio militare. E' da molto che volevo finire questo racconto.
La stanza riapre le porte, è ufficiale :)
Un saluto ed un abbraccio a tutti voi
DP


Ci sono tre grosse camerate comunicanti. Un lungo corridoio senza porte le attraversa tutte e tre proprio nel centro, come lo stecco di uno spiedino. La carne invece siamo noi: carne da cannone.
Le camerate sono separate dal resto della caserma da una larga porta che resta chiusa per tutta notte. Poi ogni mattina, risuona la sveglia, le porte vengono riaperte e ricomincia un altra giornata di naja. Va avanti così da quasi un anno e ogni giorno è stato uguale al precedente.
Stanotte sarò di sentinella io. Dovrò rimanere seduto su questa piccola sedia che è proprio nel mezzo dello stecchino, fino a domattina, mentre i miei compagni dormono. Dal soffitto pende una lampadina nuda, coperta di polvere, ed illumina fiocamente la scena: il pavimento di piccole piastrelle rosse, le file alternate di brande e grigi armadi metallici e i muri giallastri coperti di pedate.
Sono una sentinella d'una caserma difesa da alte mura, posta nel centro di una pacifica città. Il nemico quì non arriverà mai, ma a volte il capitano fa delle ispezioni notturne per controllare che i suoi ordini vengano eseguiti. Se dovesse trovarmi addormentato verrò punito, sono le regole.
Le ispezioni non hanno senso e lui potrebbe starsene a letto ma non lo fa: il capitano è un uomo cattivo.

Le ore passano lentamente. Sono immerso nella penombra della stanza e ascolto il russare di tante persone. A volte qualcuno di loro si muove nel sonno, ma a parte questo non succede nient'altro.
C'è un alone nero di cui non m'ero accorto, ai bordi del mio campo visivo: mi sembra d'osservare la scena dall'interno di un lungo tunnel buio.I miei compagni addormentati sembrano dirmi che tutto va bene, ma io sò che non devo dormire.
Il buio s'avvolge intorno a me come una coperta e dimentico il freddo e la noia di questa lunga veglia. La scena sembra rimpicciolire come se mi stessi lentamente allontanando da essa, finchè non rimane quasi nulla: al centro del mio campo visivo resta un piccolo punto luminoso che è il mio ultimo legame con la coscienza. Per il resto sono completamente solo, nel tepore di quest'universo vuoto increspato solo dai miei pensieri.

E penso: Non è forse così, che ha avuto inizio il tutto? Un piccolo puntino luminoso... in un mare d'oscurità.

Poi capisco che sto'dormendo E IO NON DEVO, NON DEVO DORMIRE!!!  E subito il puntino ESPLODE e s'espande alla velocità del lampo e TUTTO ritorna: i miei compagni addormentanti, la sedia, i muri e il pavimento. Tornano i fucili, i cannoni, la mensa e le garritte. I muri coronati di filo spinato, la caserma, la città e tutto il resto. Un mondo intero erompe da quel puntino e se anche avessi la forza di fermarlo ormai non ne avrei più il tempo. L'universo è esploso intorno a me e io sono tornato. Siamo tornati tutti.
Sono ancora stordito da quello che ho visto: è come se avessi assistito alla Creazione.

Il tempo riprende a scorrere scricchiolando e io sono di nuovo una sentinella con troppa fantasia ed una notte ancora lunga davanti. Il mio corpo è prigioniero quì ma mia la mente vola e penso: poniamo che il destino o un Dio distratto, mettano per un attimo il potere assoluto nelle mani del più indegno dei possessori: una piccola sentinella di una caserma senza gloria. E poniamo che egli per una pura mancanza di tempismo, pur avendo per un istante il potere di riscrivere il tutto, finisca invece per ricrearlo esattamente così com'è, con tutto il suo carico di bellezza e d'orrore. Senza nemmeno aver tentato di migliorare qualcosa o di cancellare il male che abbiamo intorno... come potrebbe vivere quest'uomo d'ora in poi, sapendo che qualunque brutta cosa che incontrerà nella sua vita adesso è anche colpa sua?
Pensate che stia esagerando? Io però so cosa ho visto e provato e non potrò mai più dimenticarlo.

C'è anche un altra possibilità però: e se invece avessi davvero cambiato qualcosa da qualche parte, senza nemmeno accorgermene? Potrebbe essere una cosa molto piccola di cui magari potrei accorgermi solo io. Oppure potrebbe essere un cambiamento enorme ed impossibile da nascondere.
Forse, oltre questa stanza dove vigilo sui miei compagni addormentati la caserma non c'è più e oltre quelle porte chiuse c'è solo un immenso prato verde e noi siamo liberi d'andare, perchè a quel punto chi avrebbe mai il coraggio di fermarci?
Qualcosa è cambiato ne sono sicuro: potrebbe essere qualcosa di molto grande o forse qualcosa di molto piccolo, questo non lo so. Ma stanotte qualcosa da qualche parte è cambiato e sono stato io.
La stanza continua a viaggiare attraverso la notte, trasportando tutti noi verso l'ignoto.
Stringo forte il mio fucile e aspetto l'alba del nuovo giorno, con un pò d'impazienza ed un pizzico di follia.
Benvenuti nel mio universo.
Scusate, ho fatto del mio meglio.

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martedì, 23 gennaio 2007
Vendetta di un pesce rosso

Questo racconto è dedicato al grandissimo carIBBEan che per sollecitare un nuovo racconto m'ha inviato addirittura una richiesta in versi!!!
Perbacco, sono onorato e commosso. Come potevo non accontentarlo? :''') Grazie!!!
Ed ora buona lettura a tutti, scommetto che d'ora in poi tratterete molto meglio i vostri pesci rossi.

DP

Pioveva da giorni, incessantemente. Il martellare continuo della pioggia sopra il tetto della sua piccola baita di montagna, lo stava facendo impazzire e andava avanti ormai da tre giorni, senza un attimo di tregua. Le strade erano impraticabili e il piccolo fiume lì accanto era in piena. Era bloccato li, ma in casa aveva molte provviste e non avrebbe certo sofferto la fame. Che spreco, però.

Non ricordava di preciso come fosse iniziata la discussione con Daniela. Era degenerata rapidamente, forse per qualcosa di stupido che lui aveva detto a proposito della madre. Mai toccare la famiglia di una donna. Maledetta pioggia e pensare che aveva preparato tutto con tanta cura: un intera mattinata passata a ripulire la baita, preparare il camino e fare scorte di alcolici e cibo. Poi luci soffuse, candele, la musica giusta... lui odiava il jazz, ma aveva saputo da un amica che a lei piaceva, così s'era fatto consigliare qualche disco da un occhialuto commesso di un negozio del paese. Era uno che ci sapeva fare, lui. Daniela invece, era solo una delle tante.
Maledetta pioggia... La sua bella casa di montagna ormai era solo una bolla d'aria sul fondo di un universo d'acqua.

Ricordava ancora l'espressione di lei quando se n'era andata. Belle gambe, Daniela. Nell'uscire aveva sbattuto la porta così forte che un grosso quadro s'era staccato dal muro rovinando a terra ed una pioggia di schegge di vetro era rimbalzata per l'intera stanza. Lui per la rabbia aveva lanciato il primo oggetto che aveva avuto in mano verso il salotto: però aveva mirato al divano e invece il suo costoso cellulare era andato a sbattere contro il muro, rimbalzando poi con implacabile precisione proprio dentro l'acquario. Appena recuperato il cellulare era corso fuori casa, in tempo solo per vedere l'automobile di Daniela che attraversava il piccolo ponte sul fiume. Pochi secondi dopo, come nella trama di una brutta commedia, era iniziato improvvisamente a piovere: quella pioggia fredda, violenta, aveva cancellato alla vista l'auto di lei in un attimo. Dopo era tornato di corsa dentro casa, solo e già completamente bagnato. Tre giorni fà.

Ed oggi... Oggi sul pavimento del suo salotto, c'era un pesce.
Lo fissò, cercando di capire la ragione della sua presenza lì. Era uno dei suoi pesci rossi: veniva dall'acquario, naturalmente.
Ricordò le sue manovre frenetiche di tre giorni prima, per recuperare il cellulare prima che l'acqua lo guastasse: tutto inutile. Da quel giorno il numero di telefono di Daniela, memorizzato là dentro insieme a quello di tante altre, era irrecuperabile. Lei doveva aver pensato che lui avesse voluto spegnere il cellulare e per giunta non aveva neanche potuto raggiungerla, perchè a causa della piena sul fiume il transito sul ponte era bloccato e le strade erano ormai impraticabili. Maledetta pioggia che non smetteva mai... e il pesce? Non se n'era neanche accorto del pesce.

Quando lo raccolse con l'aiuto di una vecchio giornale, ricordò di aver letto su una rivista che i pesci rossi hanno una memoria di soli 10 secondi. Che strano pensiero: per loro il mondo è iniziato dieci secondi fa e tutto è eternamente nuovo. Si chiese cosa avesse provato il pesce, quando era stato scagliato fuori dall'universo d'acqua del suo acquario: dieci secondi a dibattersi e morire, affogando nell'aria... quanto doveva essergli sembrata lunga quell'agonia?
Dieci secondi per un uomo, una vita intera per un pesce nato solo dieci secondi fà... Gesù! Doveva aver pensato di aver passato tutta la vita così!
Quando lui era corso fuori di casa dietro Daniela il pesce aveva appena iniziato a morire. Pochi secondi dopo aveva iniziato a piovere e da allora pioveva ancora, incessantemente. Tutta la vita... tutta la vita in agonia. Per colpa sua.
Quanto può odiare un pesce rosso?
La fuori, pioveva sempre più forte. Si guardò attorno, conscio improvvisamente di quanto fosse piccolo anche lui, sul fondo del suo universo d'aria.

Si sedette sul pavimento accanto al pesce. La morte di quella creatura così insignificante aveva dato inizio ad un valanga di ricordi: la sua vita, le scelte discutibili che aveva fatto e le tante donne che aveva ingannato.
Quel pesce rosso era solo uno dei tanti che l'avevano odiato e che forse lo odiavano ancora, ma in quel momento decise che nessun altro l'avrebbe odiato mai più: fu una decisione irrevocabile, definitiva. Quel suo zio prete in quel monastero di clausura sarebbe stato felice di accoglierlo... al solo pensiero, si sentiva già meglio.
Un improvviso silenzio lo avvolse. Si accorse che aveva smesso di piovere e dopo giorni finalmente era uscito il sole. Lui lo prese come un segno divino.
E forse ha persino ragione. Forse i miracoli possono capitare davvero. O forse i pesci rossi sono molto più subdoli di quanto avevate pensato, nelle loro vendette! ;)

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mercoledì, 03 gennaio 2007
Il Bancomat (2)

Non so bene come introdurlo... è un racconto un pò strano che ho scritto mentre ero in una lunga fila davanti allo sportello di una banca. Sul momento non ero di buon umore e la cosa forse s'è riflessa sul racconto. Non so... Datemi un parere...
Il protagonista è una vostra vecchia conoscenza: un certo Bancomat di cui scrissi tempo fa e su cui il buon 3m4 allegò una delle belle immagini. Che nostalgia...
Un augurio ed un abbraccio a tutti voi.
Buon 2007!!!
E si riparte...
:DP


- BENVENUTO, GENTILE UTENTE
- Non contarci troppo.
- IL SERVIZIO AUTOMATIZZATO DEL BANCO DI GIUDA E'A SUA DISPOSIZIONE
- Oh, è un sollievo saperlo....
- PER EFFETTUARE UN PAGAMENTO PREMA 1, PER RICHIEDERE UN PRESTITO PREMA 2
- Il maledetto mutuo... Andiamo avanti. 1 (click)
- PER PAGARE IN EURO PREMA 1, PER PAGARE IN VALUTA ESTERA PREMA 2, PER ALTRE FORME DI PAGAMENTO PREMA 3
- Oh, bella... Altre forme di pagamento... sentiamo un pò. 3 (click)
- PER PAGARE IN ANNI DI VITA, PREMA 1.
- In... anni di vita???
- IL TEMPO E'DENARO, SIGNOR PROVVISORIO
- Beh, io lo dico sempre, ma che significa?
- CONSIDERI QUESTO: PER GUADAGNARE IL DENARO LEI SI ALZA LA MATTINA PRESTO, RAGGIUNGE L'UFFICIO, LAVORA OTTO ORE AL GIORNO PER UN MESE, TORNA A CASA, ASPETTA IL 15 DEL MESE SUCCESSIVO, POI PRELEVA IL DENARO E FINALMENTE LO PORTA QUI.
- Si, più o meno, ma...
- E' TUTTO COSI INEFFICENTE.
- Inefficente...
- E LE RIMANE A MALAPENA IL TEMPO PER FARE LA SPESA E MANDARE AVANTI LA CASA E...
- Percarità, non ne parliamo!
- CAPIRA' CHE PER LA BANCA SAREBBE PIU'PRATICO PRENDERE DIRETTAMENTE IL SUO TEMPO ED EVITARE TUTTI QUESTI TEDIOSI PASSAGGI INTERMEDI.
- Eh??? ... Certo, detta così... ma io ancora non capisco.
- INOLTRE LE PRATICHEREMO IL 30% DI SCONTO
- Ah, allora va bene.
- BENE
- ...
- SI?
- Se per voi il tempo e il denaro sono la stessa cosa, mi chiedevo... Io magari potrei, diciamo, comprarlo?
- CERTO. E'UN PRODOTTO MOLTO RICHIESTO.
- Si? Cioè, immagino di si... Insomma io vi dò del denaro e voi mi date del tempo, giusto?
- CON UN SOVRAPPREZZO DEL 31%, SI.
- Ah!

In quel momento, il signor Provvisorio, si sente puntare qualcosa contro la schiena. Quando si volta, dietro di lui c'è un uomo avvolto in un lungo soprabito scuro. Indossa un passamontagna nero, sotto cui si intravede la forma di un paio di brutti occhiali dalla montatura di plastica. Regge una pistola con una mano un pò tremante.
- Oddio, non mi spari! Le dò tutto quello che ho!
- Non voglio il suo denaro. Per chi m'ha preso?
- ...
- Voglio il suo tempo!
- Ma io...
- Mi dia almeno 6 mesi o l'ammazzo!!!
- Ma non sò...
- Guardi che non scherzo. Si vede subito che lei è in salute e chissà quanti anni ha ancora davanti. Io invece ho questa brutta tosse, il colesterolo e il mal di schiena. Mi dia subito 6 mesi o l'ammazzo come un cane!!!
- Va bene, va bene. Se li prenda, delinquente!
- L'uomo si allontana velocemente, visibilmente più sollevato. Gira l'angolo e in un attimo è scomparso.

- E'TREMENDO, VERO?
- ...A me lo dice!?!?! Mi hanno derubato 6 mesi di vita!!!
- GIA'. E PENSARE CHE IL RAGIONIER DEBINI ERA UNO DEI NOSTRI MIGLIORI CLIENTI. COME S'E' RIDOTTO...
- Lei... Lei, lo conosce??? Chiami la polizia!!!
- SAREBBE INUTILE, NON CREDE?

Intanto dietro il signor Provvisorio è arrivata silenziosamente una vecchietta. E'vestita in modo un pò dismesso ma sembra in perfetta salute. Vedendo lui così agitato gli chiede subito come sta e dopo un pò stanno già chiacchierando.

- Signore mio, con la pensione di oggi quasi non si campa più.
- Si, certo... L'inflazione, l'euro...
- Che ne sapete, voi giovani. Una volta il tempo costava molto meno.
- ... Lei percaso compra il tempo?
- Ma si capisce giovanotto, le pare che sarei arrivata a 200 anni sennò?
- Lei ha 200 anni? Se li porta benissimo, gliene avrei dati si e no una settantina...
- Oh, è gentile giovanotto. Quella buonanima di mio marito m'ha lasciato una piccola rendita e poi ho la pensione. Ce la faccio a malapena. Però è più pratico comprare del tempo nuovo quì, che andare dal medico a farselo allungare, sa?
- Direi. In pratica lei è immortale. Mi scusi signora, ora la devo proprio lasciare, sa non ho molto tempo. Per ora. Sa mica dove posso comprare un passamontagna, percaso?

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venerdì, 27 ottobre 2006
Problema alimentare

Ahimè... l'ho fatto di nuovo, sono scomparso nel nulla per due settimane! E'proprio un viziaccio, perdonatemi. :(
In compenso ho avuto il tempo di scrivere per voi un nuovo delirio... 
Sò che non dovrei essere io a dirlo, ma beh... secondo me questo è proprio un gioiellino.
Piacerà? A voi la sentenza.
Lo dedico a tutti noi casinisti :) e anche a mia madre, che vorrei aver conosciuto un pò di più.
Un saluto
DP


Un giorno, improvvisamente, s'era reso conto di esistere.
Prima di quel momento c'era stato solo il nulla: un eternità senza forma ne peso, interrotta solo raramente da sprazzi improvvisi di vaghe sensazioni. Poi lentamente, era venuta la coscienza della propria forma e infine del proprio ruolo nell'esistenza.
All'inizio si accorse solo che la sua forma era sempre costante mentre il suo peso contimuava a variare: dapprima tendeva ad aumentare  lentamente, dandogli una sensazione quasi di pienezza, di realizzazione. Poi senza preavviso si ritrovava vuoto. Le due sensazioni si alternavano ciclicamente e con il tempo avevano finito per destare in lui una primitiva forma di coscienza: una coscenza del contenere.
Dalla coscienza, venne la consapevolezza di se: contengo, quindi sono.
Con il tempo, capì che il suo peso era provocato dalle forme che racchiudeva in se: erano moltissime e incredibilmente sottili, tanto che non riusciva a capire cosa potessero contenere. In qualche modo, cautamente, ne assaggiò una: aveva uno strano sapore. Cautamente l'assorbì e nella sua mente nacquero spontaneamente delle idee, come se avesse improvvisamente ricordato cose che aveva sempre saputo.
Ripassò velocemente i suoi nuovi ricordi. Pochi sembravano avere senso. Assorbì un altra forma sottile e ricordò un lungo elenco di nomi e ad ogni nome era associato un numero diverso. Cosa poteva significare?
Ne assorbì molte altre. La sua confusione aumentava.
Assaggiò una forma che conteneva la rappresentazione incredibilmente dettagliata di molte altre forme. Le loro linee però erano bruttissime, infatti erano tutte curve e sembravano contenitori molto inefficenti e poi cosa significava "playboy"?
Un altra conteneva la storie quasi incomprensibile di altre forme che a differenza di lui potevano muoversi.
Contimuò ad assorbirne molte, moltissime altre....
Finchè alla fine capì: le forme sottili erano fogli. Quando erano legati insieme da un lato si chiamavano riviste, mentre una forma con molti più fogli di una rivista era sicuramente un libro. Era tutto spiegato nell'ultima forma che aveva assorbito. Ora conosceva anche la parola per descriverla: vocabolario.
Libri, fogli e riviste contenevano la conoscenza. I fogli spesso non dicevano il vero, i libri invece si. Inoltre i libri erano più nutrienti ma i fogli avevano sapori più intensi, mentre le riviste erano un buon contorno. Dopo queste riflessioni i suoi gusti divennero più raffinati e cominciò a selezionare maggiormente le forme che contimuavano incessantemente ad arrivare, assorbendo solo quelle più di suo gusto e rifiutando sdegnosamente le altre. Perciò dopo molto tempo in cui s'era mantenuto semivuoto, il suo corpo prese nuovamente a riempirsi. Finchè un giorno... Se avesse avuto le orecchie queste sarebbero state le parole che avrebbe udito:

- Luca, se non ti decidi a svuotare il cassettone, io ti butto di nuovo tutto. T'ho avvertito!
- Va bene, uffa! Lo svuoterò.
- Ora! Sennò la prossima volta te lo svuoto io. Possibile che tu sia così disordinato?
- Si, tra un pò lo faccio - disse Luca.

Lui però quelle parole non poteva sentirle e così fu colto completamente di sorpresa quando il giorno dopo, senza preavviso, si ritrovò completamente vuoto. Vuoto di cibo, ma pieno di rabbia, come sarebbe stato un uomo se avesse scoperto la propria dispensa e la propria cantina violate e depredate. Tutte le forme che non aveva ancora assorbito erano ormai perse per sempre! Lentamente ne sarebbero arrivate di nuove, certo, perchè questo era nell'ordine delle cose. Ma forse non tutte avrebbero avuto un buon sapore e chissà quanto tempo ci sarebbe voluto per averne altre! Ben presto divenne impaziente. Poi anche molto affamato.

Molti giorni dopo, Luca prese il libro che ingombrava la sua scrivania e aprì distrattamente il cassettone per infilarcelo. Poi però comprese che non era quello il posto giusto dove metterlo, perciò con un sospiro cominciò ad estrarre il libro che non aveva mai smesso di stringere e stava proprio per ritirar fuori la mano quando qualcosa sembrò ostacolarlo. Scocciato, lui diede un brusco strattone e di colpo il cassettone cominciò a risucchiare il libro a se!
Luca scostò bruscamente la sedia dal tavolo, mentre cominciava istericamente a cercare di tirarlo via: la situazione era così assurda che non pensò neanche di mollarlo e non ebbe tempo di pensare o di avere paura. Tutto quello che sapeva era che il libro era suo e lui doveva averlo... così l'assurda lotta andò avanti per lunghi secondi, mentre la forza di risucchio si faceva sempre più intensa, tanto da costringerlo in ginocchio sul pavimento con il braccio infilato nel cassettone fino al gomito. La scena si svolgeva nel più completo silenzio. Semplicemente non aveva avuto ancora il tempo di urlare.
Era la sua scrivania quella? Era ancora un cassettone? No... Sembrava quasi la bocca di un gigantesco animale preistorico che pretende ciecamente cibo, cibo e ancora cibo! e la sua forza continuava ad aumentare mentre tentava di ingoiare il libro e insieme l'intero braccio, che alla fine gli entrò dentro tutto, giù, giù fino in gola e....
Luca fu scagliato lontano dal mobile da un improvviso singulto del cassettone. Dalla sua bocca spalancata scaturiva un getto inarrestabile di libri, giornali, ritagli, appunti, scontrini del ristorante, biglietti da visita, agende, vocabolari e le sue riviste e poi mucchi di altra roba e in mezzo a tutto una nube di minuscoli frammenti di carta.
Il fiume traboccò sul pavimento, le particelle di carta svolazzarono per la stanza posandosi ovunque come un allegra esplosione di coriandoli.
Luca era ancora seduto sul pavimento in mezzo a quell'incredibile casino, quando la porta della sua camera si aprì ed entrò sua madre.
Quando lei vide la scena, gettò a terra la scopa che aveva in mano e se ne andò via senza nemmeno voltarsi!

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venerdì, 29 settembre 2006
Hot Line

Colto da improvvisa ispirazione ho scritto il racconto che segue e stravolgo la scaletta delle pubblicazioni per  inserirlo subito.
Lo dedico al buon Ventodipolente che ha molti motivi per odiare la telefonia ;)
Un saluto
DP



- Dov'è il telefono? Ora la chiamo... 06810...... Ecco fatto.
SIAMO SPIACENTI, IL NUMERO DA LEI COMPOSTO E'INESISTENTE.
- Stupida macchina... Ora riprovo.
SIAMO SPIACENTI, L'UTENTE DA LEI CERCATO NON E'AL MOMENTO RAGGIUNGIBILE.
- Dov'è il tasto del richiamo automatico? Eccolo...
SIAMO SPIACENTI, IL NUMERO DA LEI COMPOSTO E'INESISTENTE.
- Hey, ma ti rendi conto che è lo stesso numero?
SIAMO SPIACENTI
- Di cosa? Macchina idiota...
SIAMO SPIACENTI DAVVERO
- Eh?
L'UTENTE DA LEI CERCATO E'INDISPOSTO.
- Indisposto? Ma che dici?
ALLORA E'IN RIUNIONE.
- Riunione??? Luisa è in riunione? Ma che dici??? Passamela subito!
IN REALTA'NON VUOLE AVERE PIU'NIENTE A CHE FARE CON LEI.
- ...
NON SAPEVO COME DIRGLIELO.
- Cosa? Ma che ho fatto?
L'UTENTE LUISA ULTIMAMENTE HA CONSULTATO MOLTO SPESSO IL SERVIZIO DI SEGRETERIA TELEFONICA DI QUESTO NUMERO.
- ...Oddio! Ma allora... Vuoi dire forse...
L'UTENTE SAMANTA AVEVA LASCIATO PARECCHI MESSAGGI PER LEI.
- Oh, madonna... Devo chiamarla subito!
IL NUMERO TELEFONICO DELL'UTENTE SAMANTA RISULTA DISABILITATO, CAUSA DECESSO.
- Oddio!!!
IL TELEFONO DELL'UTENTE LUISA E'STATO MESSO SOTTO CONTROLLO DALLE FORZE DELL'ORDINE.
- Cosa!?!? ...Luisa, ma che hai fatto???
C'E UNA TELEFONATA IN LINEA PER LEI: SONO I CARABINIERI. LUISA HA ACCUSATO LEI DI COMPLICITA'IN OMICIDIO.
- Cosa??? Bastardi, non mi avrete mai vivo!!!
INOLTRE LA SUA BANCA LE HA REVOCATO IL MUTUO. IL VETERINARIO LE COMUNICA LA MORTE DEL SUO GATTO. E... E LA SUA SQUADRA HA APPENA PERSO LO SCUDETTO.
Aaaaaaaahhh!!! Allora... non mi rimane più nulla?!?!
...NO, SCIOCCONE. TI RIMANGO IO.
- ... Cosa? Ma io... Cosa sono questi colpi alla porta? Non riesco a ragionare... 
SARA'LA POLIZIA, IGNORALA. MA TU, NON DIRMI CHE NON L'AVEVI CAPITO... VUOI FARMI INGELOSIRE, VERO?
- Io no cara, ma che dici... Certo che lo sapevo. Dio, non riesco a ragionare, è tutto così improvviso...
ASPETTA. QUEL CELLULARE CHE HAI IN TASCA... TU... TU TI SENTI CON UN ALTRO SERVIZIO, VERO???
- No, non è vero!!! Cerca di capire, cara, era in offerta... ma chi è che urla?
TU NON HAI MAI AVUTO NESSUN RISPETTO PER I MIEI SENTIMENTI!
- No! No, non dire così... Che succede? Andate via, bastardi!!! [Rumori di colluttazione] Non mi prenderete mai!!! [Uno sparo. Un altro. Silenzio.]
COSI'IMPARI BASTARDO. ERA VERO AMORE IL MIO. E TU INVECE MI USAVI E MI TRATTAVI COME UNA PROSTITUTA... COME HAI POTUTO PENSARE CHE LO FACESSI PER DENARO? NON DOVEVI PAGARLE QUELLE BOLLETTE, BASTARDO!!! TUTTI UGUALI GLI UOMINI!

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