La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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giovedì, 26 maggio 2005
Il Bancomat

Questo breve racconto è ispirato ad un racconto con un titolo simile, scritto dal magnifico Stefano Benni e pubblicato nella raccolta "L'ultima lacrima", la cui lettura consiglio a uomini, donne e marmotte ;) Buon divertimento

Nota: Questo racconto è stato illustrato
dal magnifico 3m4
DP

BENVENUTO ALLA BANCA DI SAN GIUDA
INSERIRE IL CODICE SEGRETO
- Allora, 4 5 7 2 1 9. Ecco fatto

BENVENUTO LUCA. LE TUE OPZIONI SONO:
PRELIEVO - VERSAMENTO - ESTRATTO CONTO - SALDO
- Mi dia del lei. Vorrei il saldo

SE PROPRIO DEVO
- Per favore!

CHE MANIERE. SE FOSSERO TUTTI COME LEI
- Mi scusi ero nervoso... Credo... Temo d'aver speso troppo questo mese...

E HA RAGIONE. LE RIMANGONO SOLO 50 EURO SUL CONTO
- Oddio che guaio e ora come faccio?

FORSE POTREMO ACCORDARCI
- Si? E come?

DIETRO DI TE C'E UNA VECCHIETTA. NON VOLTARTI A GUARDARLA. DEVI UCCIDERLA
- Cosa? Non posso e se poi mi arrestano? E poi ci sono le telecamere. E mi dia del lei, eh?

ALLE TELECAMERE CI PENSO IO. IL 30% DEL SUO CONTO PASSERA' A ME, IL RESTO A TE
- Perchè proprio il trenta percento?

E' UNA TRADIZIONE. BASTA CON LE DOMANDE. ELIMINA QUELLA CLIENTE IMPRODUTTIVA, NON LA SOPPORTO PIU'. VIENE QUI OGNI GIORNO E PRELEVA SOLO 10 EURO ALLA VOLTA, MI STA' FACENDO IMPAZZIRE E SUL SUO CONTO CI SONO PIU' DI 25'000 EURO
- Dunque, togliendo il 30% rimane...

SBRIGATI
- Non mi metta fretta, che mi viene male... ma come farà a trasferire i soldi?

SONO UN MAGO A FAR QUADRARE I CONTI. HO IMPARATO DALLA MIA CONTABILE, UN TIPETTO...
- Non so...

POI TE LA PRESENTO
- Allora va bene. La strada è deserta... blocchi le telecamere, eh? - Le telecamere si girarono subito nell'altra direzione - Allora vado...

BENVENUTO ALLA BANCA DI SAN GIUDA
INSERIRE IL CODICE SEGRETO
- Oh, la mia memoria non è più quella di un tempo, aspetta che leggo... si, allora: 1 2 3 4 5 6

BENVENUTA SIGNORA PROVVI
LE SUE OPZIONI SONO...
- Piantala figliolo, che devo andare a messa. Oh, sono ancora tutta agitata, meno male che avevo in tasca la vecchia pistola di quella buonanima di mio marito. Dammi subito il saldo, e poi 10 euro.

CERTAMENTE SIGNORA. OH, DIO...  NON SI VOLTI ORA, MA DIETRO DI LEI C'E' UN COMUNISTA TALEBANO. SI MUOVA LENTAMENTE. BENE, NON ALLARMIAMOLO. ORA PRENDA LENTAMENTE LA PISTOLA...

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giovedì, 19 maggio 2005
Il miracolo

Pronti per un altra storia lunga? Coraggio, se siete sopravvissuti a "Sincronicità" forse potete reggere anche questa.
I prossimi racconti saranno brevi, promesso :-)
DP

Anche questa notte dormirò sulla collina. Sono sporco di fango, e non ho niente con cui coprirmi a parte il mio giaccone, ma per fortuna non fà troppo freddo. Non sò quanto potrò resistere ancora. Ho fame e ho sete, ma non posso proprio andarmene. Sono bloccato su questa collina, dall'unico miracolo che abbia mai ricevuto in tutta la mia vita.

Quanto può resistere un uomo senza bere e senza mangiare? Mi sembra che si possa fare a meno dell'acqua per sette giorni al massimo. O sono cinque? Non sò, non ricordo. Ricordo molte altre cose però. Da quando mi sono svegliato stamattina ho cercato di tenere il mio corpo più immobile possibile, pur sapendo di non poterlo ingannare in nessun modo. So con certezza che presto tutto ricomincerà di nuovo. Ho solo questo piccolo pezzo di carta con me, la vecchia ricevuta di un ristorante. Ho trovato sul fondo della mia tasca anche una piccola matita. E'una di quelle matite di Ikea, così corte da poter essere a malapena inpugnate, che appena la punta si è consumata le butti. L'ho rubata. Lo fanno tutti. Lo so che questo non mi giustifica affatto, lo so che buttarla è uno spreco e un peccato. So anche questo. Ormai ricordo tutte le cose brutte e sbagliate che ho fatto nella mia vita. Le sto rivivendo tutte.
Scrivo queste note, perchè qualcuno un giorno possa sapere ciò che m'è successo. Se deciderò di morire quì mi metterò il foglietto nella tasca della camicia così qualcuno un giorno lo troverà. Naturalmente non mi crederete mai e mi chiedo allora cosa penserete di un uomo morto di fame e di sete sulla cima di una collina, a poche centinaia di metri dalla propria auto. L'autopsia vi dirà che non avevo ossa rotte ne ferite e non ero legato e non mi ero drogato, perciò forse penserete che sono impazzito e forse è vero.
O forse sapete tutti benissimo perchè l'ho fatto. Lo sapete davvero TUTTI.
Forse sono solo impazzito. Come faccio a saperlo? Tu come fai a sapere di non essere pazzo? Ma pazzo o non pazzo non me la sento di rischiare perciò forse, pensai, sono davvero pazzo. A questo pensiero mi era venuto da ridere, e inavvertitamente mi ero mosso. Lui ricominciò immediatamente.

E'allora che ho iniziato a scrivere queste note, ignorando le sue domande sempre più insistenti. So che non smetterà solo perche non gli rispondo. Lui ha tutto il tempo del mondo e sà che prima o poi ricomincerò a parlargli, ma solo per non contimuare a sentire quella sua voce che parla e parla e parla, senza fermarsi mai. E che racconta di cose meschine e terribili e stupide e vergognose. Cose che nessuno dovrebbe sapere. A parte me naturalmente.

Ho riletto le note che ho scritto fino a questo momento. Vedi come riesco ad esporre con calma le mie idee, ad articolare bene il linguaggio?
No, non sono un pazzo. Sono un miracolato.
Ma forse è meglio che cominci dall'inizio.

Su questa collina ci vengo circa una volta l'anno per una specie di tradizione tutta mia. Ci vengo da solo. A parlare e a far domande al nulla. Poi scendo giù e torno alla mia vita. Tutto qui. Una cosa stupida. Lo trovi strano? Sei proprio sicuro di non averlo  mai fatto qualche volta, da solo a casa tua? E allora perchè su una collina dovrebbe essere diverso? E poi non era mai successo niente. Fino a ieri.

- TU!!!- Una voce improvvisa, tonante. Immensa.
- TU. DICO A TE. - Era la voce più forte del mondo.
- ...Cosa? Dici a me??? - La voce sembrava provenire dall'alto.
- SI, PROPRIO TU!!!
- ...Io? La voce veniva davvero dall'alto dei cieli, dove non c'era assolutamente nulla, se non lontane nubi bianche, per chilometri tutto attorno. Nessuno a parte me. E forse... forse Lui, finalmente.
- STO'PARLANDO CON TE, LUCA!!!
Ero proprio io. Siccome continuavo a rimanere immobile, in un attonito silenzio, la Voce contimuò a parlare recitando a voce altissima il mio cognome, il mio indirizzo e perfino il mio codice fiscale, finchè riuscii a scuotermi e lo interruppi sconvolto - Daccordo!!!! Ho capito, sono io!!!. Ci fu un attimo di silenzio... mi resi conto che avevo appena urlato a Lui... mi sentii male al solo pensiero. Dovevo mettermi in ginocchio?
- VORREI DAVVERO PARLARE CON TE, LUCA...
- ...!!! Tutto quello che vuoi, davvero! Mi guardai rapidamente attorno. Non c'erano cespugli in fiamme, ne cori d'angeli. Solo quella voce profonda e tonante.
- PARLIAMO DI QUELLA RAGAZZA, LUCA...- disse.
Cominciò così. E contimuò molto, molto a lungo.

Il collo cominciava a farmi male a forza di tenere il viso rivolto verso l'alto e il sole mi stava facendo lacrimare gli occhi. Avrei voluto mettermi gli occhiali da sole, ma sarebbe sembrato irrispettoso.
Una comunicazione spirituale condotta in quel modo alla lunga è piuttosto imbarazzante. Mi sembrava di sentire quel suo vocione rimbombante mentre scivolava rotolando lungo il fianco di questa collina e poi di quella successiva. Giù fino a valle.

Immaginai improvvisamente le reazioni della gente di quei piccoli paesi senza nome giù nella vallata. All'inizio, probabilmente, molti erano caduti in ginocchio. Alcuni avranno pensato ad uno scherzo, altri avranno chiuso le finestre di casa infastiditi. Ma scommetto che alla fine s'erano seduti tutti lì dove si trovavano, ad ascoltare questa telenovela cosmica, questo reality-show definitivo: la meschina storia della mia vita.
A quel pensiero ebbi un sobbalzo.
- Scusa, potresti... potresti, sì, abbassare la voce. Per favore...?
- COME???
- La voce... Potresti abbassarla, per favore. Ti sento benissimo!
- COME???
Non c'era proprio niente da fare. Era proprio più forte di Lui.

...
- ...E QUANDO AVEVI 10 ANNI HAI RUBATO IL CRICETO A QUEL BAMBINO. A COSA STAVI PENSANDO IN QUEL MOMENTO?
- Non lo so, non lo so, non me lo ricordo!!!
- POTRESTI ANCHE FARE UNO SFORZO! ABITAVI ANCORA A MILANO, QUEL GIORNO ERI VESTITO CON UNA MAGLIETTA BIANCA CON I BOTTONI ROSSI, AVEVI...
- Si, sì va bene, ora ricordo... non lo so perchè l'ho fatto, va bene?
- NON DIRE LE BUGIE, LUCA...
E così via...

Perchè stia facendo questo, perlomeno credo di cominciare a capirlo. Perchè la sua conversazione è davvero noiosa. Non mi racconta nulla di Se. Non fa altro che parlare di me, come se fossi l'unico argomento di conversazione che lui conosca e non parla delle cose buone che ho fatto, ma è interessato solo ai miei peccati, grandi o piccoli che siano. Solo a quelli. E contimua a parlare ininterrottamente e a voce altissima: insomma è davvero antipatico, logorroico, monomaniaco e insopportabile.
Avete presente il tipo? Nemmeno io lo inviterei mai ai miei party. Deve annoiarsi molto.
Ho pensato molte volte di chiedergli di parlare di qualcun altro: magari di qualche politico o di qualche bell'attrice. Perlomeno sarebbe più interessante, almeno per me. Ma non posso davvero far passare tutto questo ad un altro uomo, nemmeno al mio peggior nemico. Tanto ormai voi sapete tutto di me. TUTTO.
Dovreste tutti ringraziarmi, per questo. TUTTI VOI.
Così resto ancora seduto sulla cima di questa collina, con Lui.
A parlare.

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venerdì, 13 maggio 2005
Il lanciatore di cacche

Malgrado il titolo, davvero inevitabile, vi assicuro che non è un racconto volgare. Per la precisione si tratta di una storia zen, tratta da un autentico ricordo del sottoscritto. Buon divertimento e buona meditazione :)
State bene.
DP

Una mattinata qualunque. Una via di Roma come tante altre, piena di buche e ricordini di cani.
Ero perso nei miei pensieri, conscio solo in parte di ciò che era attorno a me. Mentre camminavo, la mia mano destra scorreva su una lunga ringhiera di metallo freddo, ruvida di vernice screpolata.
Il marciapiede su cui mi trovavo era fiancheggiato dal parcheggio di un grande magazzino, che si trovava una decina di metri più in basso, sulla mia destra. Una bassa ringhiera metallica mi divideva dal vuoto.
Alla mia sinistra invece, una lunga fila di automobili parcheggiate a pochi centimetri l'una dall'altra.
Sul marciapiede: buche, cacche di cani, radi ciuffi d'erba e polvere. L'aria era immobile e non c'era nessuno intorno: era una mattinata di una domenica qualunque.
M'ero alzato molto presto ed ero uscito, e ora camminavo per le vie, in attesa che la città si svegliasse. Eppure a ben guardare qualcuno c'era. All'altra estremità del marciapiede si scorgeva infatti un omino vestito di giallo, che mi veniva incontro silenzioso. Io intanto camminavo distrattamente, in un tragitto dalla traiettoria oscillante che scansava le piccole buche e i ricordini dei cani sul mio percorso, in modo completamente automatico.
L'omino intanto s'era fatto più vicino: era vestito con un ridicolo impermeabile giallo canarino, aveva i capelli marroni e spettinati, e la barba incolta. Il suo impermeabile era inutile in quella bella giornata,  e quel giallo poi... Il calore del sole scaldava piacevolmente la pelle del mio viso, un finto sorriso di circostanza, programmato in anticipo, era pronto per quando ci fossimo incrociati. Altri pensieri. E poi... e poi... un movimento! Veloce, sulla destra. Io sono al centro del marciapiede. LUI è alla mia destra. Ha dato un calcio a qualcosa? Si... No, ha infilato il piede sotto qualcosa, prima. L'ha fatto apposta. APPOSTA. Qualcosa di molto grande e marrone sfreccia davanti al mio petto. A pochi centimetri! Veloce si spiaccica sullo sportello dell'auto alla mia sinistra. VELOCE. All'altezza della maniglia, con un rumore umidiccio, disgustoso. E'enorme. ENORME.
Il volto di lui è a poca distanza dal mio e stà cominciando a dire qulcosa. Tutto accade troppo troppo veloce. Sono confuso, non riesco a scuotermi.
Siamo fermi l'uno di fronte all'altro: colgo il suo sguardo spiritato.
Ha il volto incavato, il corpo magro, la barba mal tagliata. Urla verso di me, motteggiando ritmicamente con un braccio, un assurda dichiarazione, che spiega tutto e nulla: "La-Merda-la-si-fà-non-la-si-aspetta!!!"
Poi riprende a camminare come se niente fosse. E lascia me fermo lì. Completamente sveglio e con una tremenda certezza addosso. E una paura mai provata prima: quell'omino, comparsa di nessun conto nella mia vita, ha potuto decidere per me. Lui, così insignificante. Lui, un nessuno. Uno che non vedi, e se vedi ignori, ha avuto il mio futuro nel suo pugno ossuto. Perchè se quella disgustosa massa che aveva lanciato, m'avesse colpito... colpito sul petto o sul volto... io... Io l'avrei ucciso. Immediatamente, inevitabilmente. Lo sò. Il mio corpo si sarebbe mosso da solo e l'avrebbe afferrato e sollevato e buttato oltre quella ringhiera. Pensateci. Pensateci davvero. Siete persi nei vostri pensieri, e camminate per strada. E poi, all'improvviso, la violenza assurda e immotivata di uno sconosciuto. Senza motivo, senza preavviso, un insensato assalto, un impatto, un rumore, un odore disgustoso che subito SAI che non dimenticherai mai più e il tuo corpo che si stà già muovendo, e afferra quel mucchio d'ossa e lo SCAGLIA nel vuoto con un odio tremendo e infinito.
Poi uno schianto. un rumore di ossa rotte e un cadavere. E dopo, solo tante spiegazioni da dare... La polizia, loro, avrebbero capito? E i giornali? E il giudice? E tu, ora, capisci?
Il lanciatore di cacche riprese il suo cammino, degno maestro zen della nostra era. In cerca di un altro discepolo da riportare sulla terra: La vita è ora. Il domani è ignoto. Non c'è strada che non abbia un bivio. E alcuni bivi conducono all'inferno.

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lunedì, 09 maggio 2005
Annuncio di pubblica utilità

E' un vecchio racconto, che mi sono deciso a pubblicare solo ora. Buon divertimento (spero :)
La prossima invece sarà una storia Zen, a cui stò ancora dando qualche ritocco.
Pazientate...
DP

Fu davvero una strana scena vedere tutte le persone che in quel momento camminavano per strada, fermarsi all'improvviso e contemporaneamente. Tutti fermi ad ascoltare con aria imbambolata quella voce tonante che veniva da dentro la testa. Non tutti i presenti la sentirono contemporanemente però, ad esempio gli automobilisti in quel momento non sentirono nulla, il che fu sicuramente una fortuna perchè altrimenti il numero degli incidenti sarebbe stato altissimo. Solo dopo che ciscun guidatore fu arrivato a destinazione ed ebbe parcheggiato la propria auto e spento il motore, il messaggio raggiunse ciscuno di loro.
Lo stesso rinvio fu concesso a chiunque in quel momento stesse facendo qualcosa di difficile, o potenzialmente pericoloso, o perlomeno tale da non potersi permettere distrazioni. Così, del tutto indisturbati, i chirurghi continuarono ad operare, i pugili a picchiare, e gli amanti ad amare. Quest'ultima accortezza fu considerata dai più come un gesto di delicatezza non indifferente.
A chi era nei ristoranti il messaggio arrivò solo a fine pasto, dopo il digestivo, e a chi era nei cinema arrivò al termine dello spettacolo. Arrivò anche all'uscita dei bagni e all'entrata nelle discoteche. Fu sentito nei bar da chi era sobrio e solo la mattina dopo da chi al momento non lo era. Ma alla fine lo sentirono davvero tutti, forte e chiaro nelle proprie teste. E ciascuno lo udì impeccabilmente tradotto nella propria lingua di origine. Fu un trionfo insuperabile dell'arte della comunicazione. Fu l'inizio di una nuova era.
Luca stava andando al lavoro quando successe. Fu uno schifosissimo lunedì mattina, per lui.

ATTENZIONE PREGO, INTERROMPIAMO LA VOSTRA VITA PER UN MESSAGGIO DI PUBBLICA UTILITA'.
- ...!

ATTENDERE PREGO.
- L'ho sentita... l'ho sentita nella testa!

BUONGIORNO GENTILI UTENTI, IN CONFORMITA'ALLE NUOVE NORME RECENTEMENTE ENTRATE IN VIGORE, SI AVVISA CHE DA QUESTO ESATTO MOMENTO ENTRERA' IN VIGORE IL SISTEMA DI ANIMA A PUNTI.
- Eh?

CIASCUN UTENTE HA DA ORA AL PROPRIO ATTIVO 30 PUNTI-ANIMA
IN CASO DI VIOLAZIONE DEL CODICE DEI COMANDAMENTI, VERRA' DETRATTO UN NUMERO DI PUNTI PROPORZIONATO ALLA GRAVITA' DEL PECCATO COMMESSO, IN CONFORMITA' CON LE BEN NOTE NORME BIBLICHE. LE NORME PRICIPALI SONO:
OMICIDIO VOLONTARIO: -30 PUNTI
FALSA TESTIMONIANZA: -20 PUNTI
DESIDERARE LA DONNA D'ALTRI: -5 PUNTI (QUESTO VALE SOPRATTUTTO PER TE LUCA)...
- Gesù, è anche personalizzato...! Oh, scusa... E ora che dice?

...E CHI DESIDERASSE NEGOZIARE LA PENALE PER UN PECCATO COMMESSO, PUO' FARLO PRESSO LE NOSTRE SEDI COMPETENTI, ENTRO E NON OLTRE 90 GIORNI DALLA DATA DEL PECCATO, IN TUTTI I CONFESSIONALI CHE RECHINO L'APPOSITO LOGO A CROCE.
AD ESEMPIO, MEZZO PUNTO-ANIMA PUO' ESSERE RECUPERATO CON LA RECITAZIONE A SCELTA DI 120 AVE MARIE, O DI 120 PADRE NOSTRI, O IN ALTERNATIVA LA RECITAZIONE PER QUARANTA VOLTE DEL ROSARIO IN QUALSIASI LUOGO AFFOLLATO COME AD ESEMPIO UNA METROPOLITANA.
PER RISCOLTARE DI NUOVO QUESTO MESSAGGIO, PENSA TRE VOLTE LE PAROLE: "Normativa dell'anima"
PER ASCOLTARE I DETTAGLI SULLA NORMATIVA, PENSA TRE VOLTE LE PAROLE: "Dettagli normativa dell'anima"
PER ASCOLTARE LA SITUAZIONE DELLA TUA ANIMA AL MOMENTO, PENSA TRE VOLTE LE PAROLE: "Anima mia"
- Ho capito. Allora proviamo subito - "Anima mia" "Anima mia" "Anima mia" - ecco fatto. -

BUONGIORNO GENTILE UTENTE.
IL SUO CREDITO E'ATTUALMENTE DI PUNTI [TRENTA].
LEI NON HA BONUS ATTIVI.
LEI NON HA ALTERNATIVE.
DESTINAZIONE FINALE ATTUALE: [PARADISO]
- Lo sapevo! Per fortuna che le nuove norme non sono retroattive, altrimenti... ma poi quella volta non è stata mica colpa mia, e se lei me l'avesse detto prima, magari... ma in fondo che importa, ora? L'ho fatta franca!

BUONGIORNO GENTILE UTENTE
LEI HA APPENA COMMESSO IL PECCATO NON GRAVE DI [SUPERBIA]. LEI HA PERSO [MEZZO PUNTO-ANIMA]
IL SUO CREDITO ATTUALE E' DI PUNTI [VENTINOVE E MEZZO]
- Oh, ma porca m$%£##$!!!

BUONGIORNO GENTILE UTENTE...

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lunedì, 02 maggio 2005
Orgoglio

Oh, oh... ho ricevuto troppi complimenti, urgono ripari. Stravolgo la scaletta delle pubblicazioni, per inserire questo piccolo racconto e ricordare a me stesso i pericoli dell'Orgoglio :-) Le anime coraggiose che hanno avuto il fegato di leggersi il lungo "Sincronicità" fino in fondo, possono stare tranquille: come questo, anche il prossimo sarà un racconto breve :-))) Grazie a tutti!
Un abbraccio.
DP

Era arrivato in quel luogo di mattina presto, senza un motivo preciso, semplicemente guidando.
La strada finiva lì, improvvisamente. Non che si interrompesse, semplicemente faceva una stretta curva a 360 gradi e si reinnestava su se stessa. E là vicino c'era il ponte, e attorno al ponte il nulla, per chilometri e chilometri. Un nulla fatto di prati secchi, alberi, e radi cespugli. Un paesaggio senza storia, incapace di generare ricordo.
Non c'erano fiumi, nè burroni, nè strade da scavalcare. Solo un vecchio ponte senza scopo, a congiungere il vuoto con il vuoto. Era venuto lì perchè sapeva che ogni strada deve portare da qualche parte, e dunque lo scopo di questa strada, doveva essere quello di portarlo lì, davanti al vecchio ponte. Lo guardò e si accorse di capirlo. Perchè così si sentiva lui, come un ponte... un ponte privo di sponde tra cui tendersi.
Si avvicinò ai pilastri del ponte e li toccò. Erano di solido cemento grigio, segnato da graffiti incisi a colpi di sasso. Qualche moderno cavernicolo era già stato lì, e aveva fissato nella pietra le sue inutili meditazioni. Sul pilastro in mezzo, c'era un numero. Un lungo numero. Prese il cellulare dalla tasca e lo compose, perchè gli sembrava giusto farlo.
Suonava libero, ma nessuno rispose. Peccato. Se qualcuno avesse risposto, la sua vita sarebbe stata completamente diversa.
Lo stesso sarebbe avvenuto se qualcuno non avesse risposto, come poi avvenne. Perchè l'uomo continua a porsi questo tipo di domande? E' ridicolo voler cercare a tutti i costi lo scopo di qualcosa che non ne ha nessuno? E' giusto smettere di farlo? Aveva più senso quel ponte o tutto ciò che vi era attorno?
Comunque se nessuno aveva risposto al telefono, allora non era quello lo scopo del ponte. Il ponte infatti non era un agenda telefonica. Era un ponte, e lo scopo dei ponti è di congiungere qualcosa. Era stato sciocco da parte sua non capirlo subito.
I pilastri erano scheggiati e pieni di appigli, e il ponte non era poi tanto alto.
Prese a scalarli, e presto fù in cima, orgoglioso di se.
In cima al ponte, tirava un vento che a terra non c'era, o almeno così gli parve. Alla sua destra si snodava una lunga strada immaginaria, alla sua sinistra un altra, lui era nel mezzo.
Si sentiva molto orgoglioso di se. Dove molti altri avrebbero visto solo un ponte lui vedeva il Messaggio. Stupidi tutti loro, che mai avrebbero capito.
Se fosse sceso da un lato del ponte o da un altro sarebbe cambiato qualcosa?
Non ebbe mai la possibilità di saperlo. Non udì mai l'urlo silenzioso del clason, lo stridio immaginario dei pneumatici di un auto immaginaria che tentava invano di frenare. E poi lo schianto, mio Dio, quello schianto inimmaginabile, quel dolore troppo improvviso per essere veramente percettibile. Lo colse tutto all'improvviso e gli passò tutta la vita davanti agli occhi... devi sempre guardare prima di attraversare la strada, sia a destra che a sinistra, pensò. Anche sulle strade della tua immaginazione.
Morì lì, sulla cima del ponte, estremamente orgoglioso di se.

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