La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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giovedì, 21 luglio 2005
Festa al castello

Pronti per un altra storia lunga? Allora benvenuti alla festa!
Si ringrazia Viktor Navorski, per aver coraggiosamente "prestato" il suo nick per il personaggio del Barone, e aver scritto il post che m'ha ispirato questo racconto.
Coraggio Vik, per questa volta non è nulla di cui preoccuparsi... è tutto perfettamente normale ;)

Questo racconto è stato illustrato a cura di: 3m4. :)))
Buon divertimento

DP


Le feste del Barone Navorski, sono molto ambite, per qualche motivo che nessuno dice, ma sono anche molto esclusive.
I suoi inviti non sembrano seguire una logica, e si sa che possono arrivare ad un personaggio illustre come ad un uomo comune e tuttavia, il fatto che avesse scelto me che non lo avevo mai visto, mi colse completamente di sorpresa.
Il Barone consegna i suoi inviti sempre di persona, e fu allora che lo conobbi. Era un uomo alto, con un fisico asciutto rigidamente composto in un completo scuro, ed un volto che sembrava intagliato nel legno più duro, con folti baffi neri talmente curati da sembrare disegnati. Dopo alcuni minuti di un incomprensibile conversazione mi disse la data della festa e l'indirizzo e aggiunse che sarebbe durata tre giorni, al termine dei quali alcuni avrebbero dovuto abbandonare il castello mentre altri avrebbero voluto restare.
Gli occhi del barone sembravano leggermi nell'anima, come se già sapesse molte cose di me. Il suo sguardo penetrante, sembrava ricavare mille risposte da ogni mio gesto. Io invece avrei avuto molte domande, ma avevo troppo timore di lui per porgliele. Se ne andò quando volle e questo fu tutto.

Purtroppo, dopo pochi giorni, una malattia mi bloccò a casa e così giunsi alla festa solo la sera dell'ultimo giorno, molto più tardi del previsto.
Il castello Navorski si stagliava enorme sulla cima d'una collina. Invece di fondersi con il paesaggio circostante sembrava sovrapporsi ad esso, come qualcosa di venuto da molto lontano e comunque solo di passaggio.
Le alte mura di solida pietra scura, venate da tentacoli d'edera, erano interrotte solo da un grande ponte levatoio abbassato. Lo percorsi fino all'ampio ingresso, sbarrato da un portone di ferro, dove i messi del Barone ritirarono il mio invito e controllarono la mia identità. Poi mi fecero entrare senza dire una parola, mentre in una piccola finestra lontana, credetti di scorgere il volto severo del Barone che mi guardava con disapprovazione.
Camminai a lungo nelle grandi stanze di pietra, dove non c'era nessuno a guidarmi. Seguendo alcuni rumori non giunsi all'inizio di un lungo corridoio su cui si affacciavano le porte di molte stanze. Entrai in una di esse, scegliendola a caso.

Dopo molte ore ancora non capivo cosa avesse di speciale quella festa, e per di più le persone in quella stanza mi infondevano una certa inquietudine. Avevo parlato con molti di loro dei più vari argomenti, dalla religione alla politica, dall'attualità alla filosofia, eppure qualcosa continuava a sfuggirmi.
Avevo forse sbagliato qualcosa? Era fin dal mio ingresso che avvertivo uno strano disagio nell'aria, ed ora sentivo i loro occhi addosso, dietro la nuca, e i sussurri che si scambiavano indicandomi con impercettibili cenni del capo, senza mai guardarmi direttamente.
Avevo forse fatto qualche orribile gaffe senza accorgermene?
Ad un tratto mi accorsi che la posizione delle persone nella stanza non era più casuale. Gli uomini s'erano spostati in modo da mettersi tra me e le loro compagne, che a volte lanciavano brevi occhiate di finto interesse alla finestra al mio fianco, in modo da tenermi sempre nel loro campo visivo. Altri invece, s'erano silenziosamente mossi nella stanza, in modo da avere un avere un ostacolo di qualche tipo che ci dividesse.
Il loro comportamento mi offendeva terribilmente ma come avrei potuto reagire? Non era odio il loro, era timore dell'inaspettato. E non erano pochi di loro a comportarsi in quel modo anormale, ma tutti, assolutamente tutti. Tutti... tranne me! La cosa peggiore era che, nel microcosmo di quella stanza, loro avevano ragione e io torto! Perchè la normalità è una questione di consensi... o una decisione di maggioranza, se preferite. Quindi loro erano perfettamente normali e l'emarginato ero io. Appena lo capii, cominciai ad avvicinarmi lentamente verso l'uscita. Dovevo andarmene, perchè dentro quella stanza forse ero solo un pazzo, ma fuori di lì avrei potuto avere di nuovo ragione io.
Quando infine varcai la soglia, la tensione dietro di me si allentò percettibilmente. Come se la folla, come un sol uomo, avesse trattenuto il respiro fino a quel momento.

Ancora in preda alla confusione, passai nella stanza successiva del corridoio.
Questa era molto grande ed affollata, e al suo centro troneggiava un grande tavolo tondo di solido legno, carico di uno strano cibo che non riconobbi.
Al mio ingresso le conversazioni s'erano improvvisamente smorzate e di nuovo mi ritrovai osservato da tutti i presenti, tutti in attesa di una mia mossa. Malgrado la presenza di tante persone attorno, ebbi subito l'istintiva certezza di essere completamente solo. Più solo che se fossi stato su di un altro pianeta. Perchè non è la forma a fare l'uomo ma le convinzioni profonde. Gli alieni che mi attorniavano erano elegantissimi nei loro abiti da sera firmati, e avevano due braccia e due gambe, si... ma forse erano diversi da me quanto io lo sono rispetto ad un pesce, e le strane tartine che ingombravano il grande tavolo potevano esser fatte di carne umana, per quanto ne sapevo.

Uscii dalla stanza e mi guardai intorno stravolto, perchè finalmente vedevo il castello del Barone per ciò che era realmente.
Il lungo corridoio in cui mi trovavo non ne era che una minima parte, perciò le stanze potevano essere centinaia, e capii che ognuna sarebbe stata un microcosmo di assoluta normalità, un universo abitato solo da simili.
Fui preso allora dalla morbosa curiosità di vederle tutte, quelle stanze, e cominciai subito a correre dall'una all'altra, fermandomi sul bordo di ciascuna per pochi minuti di frenetica osservazione. Ogni soglia si affacciava su un altro pianeta: Vidi una stanza piena d'individui assurdamente grassi. Vidi una stanza piena d'uomini e donne, ed i primi tenevano lo sguardo basso sul pavimento mentre le seconde sembravano delle amazzoni. Vidi una stanza piena di persone in eleganti abiti da sera, ma avevano tutti una luce gelida negli occhi e uno stiletto fissato al fianco, e c'erano delle macchie rossastre sospette, in alcuni punti del pavimento.
In altre stanze invece le particolarità erano meno evidenti, molto più interiori, allora ero costretto ad entrare e cautamente parlare con loro, anche se così perdevo molto più tempo.

A vedere tante realtà così diverse, istintivamente avevo preso a guardare nella mia anima, catalogando le mie convinzioni più profonde mentre le confrontavo con le loro. Mi colse un pensiero che divenne come un tarlo, e prese subito a rodermi dentro:
Da qualche parte in quell'incredibile festa, non potevano esserci anche i miei... simili?
E cos'è ciò che più desideriamo nelle nostre vite, se non trovare i nostri fratelli e le nostre sorelle, normali quanto noi, ed avvicinarci il più possibile a loro? Mio Dio, c'erano così tante stanze... Avrei saputo riconoscerli quando l'avessi visti? E da cosa? Dove siete, voi che siete come me?

Non so più dire quante ne visitai... Ricordo una stanza in cui alcuni erano vestiti, altri seminudi, e tutti senza eccezione avevano una maschera sul volto, saldamente fissata con cuoio e lucchetti. Le maschere erano diversissime, talune semplici, altre fantasiose, ma non ce n'erano mai due uguali. Capii con certezza che indossavano una maschera per mostrare il loro vero volto. Quello che avevano potuto SCEGLIERE... Esitai, perchè un pò li capivo, ma non abbastanza. No... Non erano loro, la mia famiglia. Noi ci saremmo saputi riconoscere subito, doveva essere così per forza...

La fine arrivò in modo scioccante, del tutto inattesa: allo scoccare della mezzanotte il Barone Navorski e suoi messi radunarono a forza me e tutti coloro che erano ancora nei corridoi, e senza ascoltare le nostre ragioni ci costrinsero ad uscire dal castello.

Insieme a tutti loro, dovetti perciò rientrare nel resto del mondo, dove le persone sono normali quanto lo ero io un tempo, o perlomeno hanno deciso di fingere così bene che ha ben poca importanza come siano realmente. Finchè loro seguono lo schema, sono in gran parte prevedibili e io riesco quasi a fidarmi di loro. Ma questo non è più il mio posto, ora, perchè so che ne esiste uno migliore. Non lo sapevo finchè non sono entrato in quel maledetto castello.
Sono accampato al di fuori delle sue mura ormai da mesi e pazientemente aspetto. Attorno a me, ma a debita distanza, ci sono altre persone. Nessuno di noi ci tiene troppo a conoscere i propri vicini, dopotutto potrebbero anche essere completamente pazzi.
Sappiamo tutti che il Barone Navorski darà un altra festa, un giorno. Viviamo solo per questo ormai. Ed io entrerò lì per primo stavolta, lo GIURO! E stavolta riuscirò a trovarla la mia stanza, A COSTO DI ESPLORARE TUTTO QUEL MALEDETTO CASTELLO!!!

Postato dal Dott.Provvisorio      
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venerdì, 15 luglio 2005
Servizio assistenza Tif

Colto da improvvisa ispirazione, ho improvvisato il raccontino che segue...
La prossima settimana, pubblicherò qualcosa di più serio... ;)
Buon fine settimana a tutti!
DP


BENVENUTO AL SERVIZIO ASSISTENZA TIF: TELECOM ITALIA FUTURA
SE SEI INTERESSATO AI NUOVI SERVIZI TELEFONICI TIF, PREMI 1.
SE HAI BISOGNO DI INFORMAZIONI SULLA TUA BOLLETTA, PREMI 2.
SE VUOI PRESENTARE UN RECLAMO PREMI 3
- Allora 1. Ecco fatto, sentiamo un pò.

CON IL SERVIZIO CHI-E' DI TIF, PUOI SAPERE IL NUMERO DI TELEFONO DELLA PERSONA CHE TI STA' CHIAMANDO
IL CHI-E' DI TIF E' IL SERVIZIO CHE SEMPLIFICANDO LA VITA, TE LA MIGLIORA!
SE DESIDERI ALTRE INFORMAZIONI SUL SERVIZIO, PREMI 0.
SE DESIDERI CONOSCERE ALTRI SERVIZI, PREMI 1
- Ce l'ho già, che noia. Allora 1.

CON IL SERVIZIO CHI-SARA' DI TIF, PUOI SAPERE IL NUMERO DI TELEFONO DELLA PERSONA CHE TI CHIAMERA' IN FUTURO
IL CHI-SARA'  DI TIF E' IL SERVIZIO CHE ANTICIPANDO LA VITA, TE LA MIGLIORA!
TU DESIDERI ALTRE INFORMAZIONI SUL SERVIZIO, INFATTI PREMERAI 0.
ALTRIMENTI AVRESTI PREMUTO 1
- Eh? Non ho mica capito bene. Allora 0

IL SERVIZIO CHI-SARA' DI TIF TI PREANNUNCIA CHI NEL PROSSIMO FUTURO TI TELEFONERA'
IL SERVIZIO E' DISPONIBILE IN TRE VERSIONI:
CHI-SARA', CHI-SARA'-E-PERCHE?, CHI-SARA'-PERCHE'-E-ORA-CHE-FACCIO?
INUTILE CHE TI DIA ALTRI DETTAGLI, TANTO PREMERAI 2
- E se poi non funziona? E se poi costa troppo? E poi lo so io cosa faccio, mica me lo deve dire un telefono cosa fare, sono un uomo io.

TI SBRIGHI?
- Oh si, scusa. 2

IL SERVIZIO FUNZIONA PROPRIO COME IMMAGINI, TANTO T' HO GIA' CONVINTO, A CHE SERVE PARLARE ANCORA?
- Ehy, aspetta... ma l'hai attivato anche tu, percaso?

SI, E ORA CONOSCO TUTTI I NUMERI CHE PREMERAI E PERCHE'
- Allora hai scelto la versione 2. Ma non ti piace?

FUNZIONA FIN TROPPO BENE, MA TI RENDI CONTO CHE ORA NON C'E'  PIU' NESSUNA SORPRESA NELLA MIA VITA?
- Se vuoi presentare un reclamo dovevi premere 3 all'inizio, sai? Cioè, prima dovrai telefonare al servizio assistenza tif, poi ci sarà una voce che ti chiederà se vuoi presentare un reclamo, e poi tu premerai 3...

MA SONO IO IL SERVIZIO ASSISTENZA TIF!!!
HEY, ASPETTA... QUI' DICE CHE PRESTO MI TELEFONERO' PER PRESENTARMI UN RECLAMO... ALLORA TU ADESSO MI CONVINCERAI A FARLO!
- Non c'è bisogno, lo sò già che riuscirò a convincerti. Ma io l'attiverò poi, il servizio?

TE L'AVEVO GIA ATTIVATO IERI, TANTO LO SAPEVO CHE TI INTERESSAVA
- Ti ringrazierò?

NO, QUI' DICE CHE PRESENTERAI UN RECLAMO ANCHE TU
- ...Quando?

DOMANI
- E ora che faccio?

NON LO SO' HO DISATTIVATO IL SERVIZIO.
GRAZIE PER AVER CHIAMATO TIF, E BUONA GIORNATA.
ARRIVEDERCI O FORSE ADDIO. CHISSA?...

Postato dal Dott.Provvisorio      
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martedì, 12 luglio 2005
Il barboncino

Questo piccolo racconto è tratto da un autentico ricordo del sottoscritto, di molti mesi fa...
ed è anche una produzione congiunta 3m4-DottProvvisorio!
Speriamo sia la prima di una lunga serie :)))
Un saluto
DP

Immagine illustrativa
a cura di 3m4
Testi a cura del DottProvvisorio

Aveva il muso incorniciato da una folta peluria bianca e riccia. Altro pelo gli pendeva da sotto le mascelle, simile ad una lunga barbetta. Indossava (si, indossava!) una specie di gilet di lana azzurrino che gli copriva completamente il dorso lasciando scoperte solo la parte finale del corpo, la testa e le quattro zampe.
Seduto sulla propria coda mi osservava tenendo il muso all'insù senza accennare a muoversi, e se avesse avuto senso attribuirgli uno stato d'animo, avrei detto che era molto depresso, ma non era stato questo ad attirare la mia attenzione.
Osservandolo meglio, capii che aveva il corpo e le zampe anteriori infilate in una specie di maglietta di lana indossata sotto il gilet. La maglietta era bianca e risaltava ben poco sul pelo candido dell'animale, e questo spiegava il motivo per cui non l'avevo notata inizialmente.
All'altra estremità del guinzaglio c'era il suo padrone. Lo osservai di spalle. Era un uomo alto e dritto, con un lungo soprabito, un gran cappello nero in testa e delle mani forti. Stava acquistando alcune riviste nell'edicola in cui ci trovavamo. Ripresi la passeggiata.
 
[Due giorni dopo]
La stessa edicola, lo stesso uomo. E lo stesso barboncino vestito nel solito modo.
Visto che conoscevo già il cane, stavolta preferii osservare meglio il padrone: sotto il soprabito indossava una maglia dello stesso colore azzurrino del gilet del barboncino. Intorno al collo della maglia intravidi la camicia, che era bianca ovviamente. Vidi pure che era un uomo abbastanza anziano con folti capelli bianchi e ricci... e naturalmente aveva una lunga barbetta bianca. La somiglianza con il cane era innegabile.
Proseguii la mia passeggiata. Il barboncino mi seguì a lungo con lo sguardo, per il resto era immobile come al solito.

[Oggi]
L'edicola. L'uomo, il cane.
Ora indossano entrambi un maglione verde e sotto una maglietta bianca. Non può essere una coincidenza.
Il barboncino che come al solito ricambia il mio sguardo indifferente, è seduto sulla sua coda con il muso rivolto verso l'alto, i due piccoli occhi neri e luccicanti fissi nei miei.
L'uomo ha scelto un giornale e lo mostra all'edicolante prima di porgergli una moneta. Mentre lo osservo mi rendo conto che non l'ho mai sentito parlare, e noto ancora un altro dettaglio: all'anulare della mano sinistra ha due anelli. Sono due fedi d'oro.
Vedo due spiegazioni ora: E'il gioco di un uomo un forse pò solo e del suo unico amico o forse... forse... il primo passo di una terribile trasformazione umano-canina! Nessun dubbio, allora.

Il primo essere di una nuova razza: l'uomo-barboncino, si mosse con la lenta noncuranza di chi sa di essere al sicuro.
Perchè i tempi ormai sono cambiati ormai, e i licantropi di una volta si sono fatti furbi. Se oggi un lupo si aggirasse per le strade di una città, sarebbero in molti ad aver paura, certo, ma solo per poco. Poi qualche telefonata ai carabinieri, un colpo di pistola e addio lupo... ma un barboncino non corre certi rischi. Simpatico, innocuo, insospettabile. Una semplice leccata e il contagio si propaga, e poi ad ogni notte di luna piena...
Cane e uomo si allontanarono insieme, uniti da quel corto guinzaglio con cui l'uno conduceva l'altro. Dopo alcuni passi però, si girarono contemporaneamente a guardarmi, con espressione indecifrabile, ma sotto tutto quel pelo di certo stavano sorridendo. Gli sorrisi anch'io e senza fare movimenti bruschi mi allontanai prudentemente nella direzione opposta, felice di aver ripristinato la realtà... nel mio universo era di nuovo tutto sotto controllo.

Postato dal Dott.Provvisorio      
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domenica, 03 luglio 2005
Il cellulare

Dicono che tutti i veri scribacchini (categoria nella quale generosamente mi auto-colloco) per antica tradizione, debbano scrivere almeno un racconto come il seguente, nella loro carriera. Un buon modo, credo, per segnalare il mio rientro sulle scene, dopo lunga assenza...
Mi siete mancati :)
P.s.:
A questo racconto sono allegate due illustrazioni create da 3m4.
Si consiglia di vedere la prima immagine subito, e la seconda solo al termine del racconto.
Un abbraccio
DP

Luca, si fermò a contemplare il suo cellulare come se lo stesse vedendo per la prima volta in vita sua.
Strana cosa davvero, un cellulare. Un oggetto ormai d'uso così comune che è facile dimenticarne la potenza, la miriade di possibili inizi che può far nascere... Uno sciamano d'altri tempi avrebbe detto che aveva moltissimo Mana quell'oggetto, tanto piccolo da stare nel palmo della mano, ma con il potere di metterlo in contatto con milioni di persone. A patto di conoscere la formula magica giusta, però. Perchè all'altro capo della linea, da qualche parte, c'era ancora la donna della sua vita, e il suo amico più sincero, e la persona che avrebbe potuto fare di lui un uomo ricco. Il difficile era trovare i numeri giusti, però, infatti lui non conosceva ancora nessuno di loro.
Era per questo che aveva fatto il rito. E infine qualcosa dall'altra parte aveva risposto, e certo non era andata proprio come aveva immaginato, ma i tempi cambiano, e anche il diavolo si deve adeguare al progresso.
Niente pentagrammi di fuoco, niente zolfo, niente contratti firmati con il sangue, allora. Solo una semplice e pratica telefonata ad un servizio semi automatizzato. Uno dei pochi numeri giusti che conosceva.
Il dialogo era andato avanti pressapoco così:

BENVENUTO AL SERVIZIO AUTOMATIZZATO TRASFERIMENTO ANIME (S.A.T.AN)
ATTENDERE PREGO (e la musica di sottofondo era Disco Inferno)
SE DESIDERA VENDERE L'ANIMA AL DIAVOLO PREMA 1, SE DESIDERA AFFITTARLA PREMA 2, PER REGALARGLIELA PREMA 3
- Regalargliela figuriamoci. Allora 1. Ecco fatto.

SELEZIONI LA CATEGORIA DI MERCE DI SCAMBIO DI SUO INTERESSE: 1 RICCHEZZA, 2 AMORE, 3 POTERE, 4 VENDETTA, 5 CONOSCENZA, 6 ALTRO
- Bene, allora 5.

SELEZIONI LA CATEGORIA DI CONOSCENZA DESIDERATA: 1 DEL PASSATO, 2 DEL PRESENTE, 3 DEL FUTURO, 4 ALTRO
- 2 di certo.

SELEZIONI LA SOTTOCATEGORIA DI CONOSCENZA DESIDERATA... e così via...
Mentre continuava a rispondere alle domande, Luca si accorse subito che la temperatura del cellulare sembrava aumentare progressivamente, al punto che ben presto dovette reggerlo usando un guanto da forno, e ogni volta che l'avvicinava all'orecchio per ascoltare, il calore gli strinava i capelli. Per di più il volume del messaggio sembrava invece diminuire progressivamente, costringendolo ad avvicinarsi all'apparecchio sempre di più. Era un sistema veramente infernale per sveltire le chiamate, senza alcun dubbio.
La conversazione era andata avanti a lungo, dolorosamente, ma alla fine il sistema lo aveva messo in contatto con un operatore. Quello era stato proprio un momento difficile. Il cellulare era talmente rovente a quel punto, che lui lo reggeva con le pinze per l'arrosto tenute con il guanto da forno, mentre con un imbuto di plastica ormai semifuso tentava di amplificare la flebile voce proveniente dal microfono.
Alla fine però era riuscito a spiegare i suoi desideri al diavolo del call-center (che per qualche arcana ragione si chiamava Alessandrus), poi aveva riascoltato il messaggio riassuntivo del contratto, e infine aveva digitato un trionfante 6-6-6 per confermare l'operazione, usando il manico di un coltello, perchè la tastiera era ormai al calor bianco.
Subito dopo, il cellulare s'era raffreddato istantaneamente, e curiosamente aveva cambiato colore e design diventando, da grigio che era, di un bel rosso fiamma e con il logo di un tridente sullo schermo. Era fatta. Il cellulare infernale era suo ora, e lui sapeva i numeri giusti...

Impaziente di provare il suo potere, decise che desiderava una pizza. Gratis naturalmente. E così fece un numero di telefono che un istante prima non conosceva, e subito gli rispose una pizzeria da qualche parte della città, che si congratulò con lui perchè era il centesimo cliente del giorno, naturalmente, e la sua pizza gli sarebbe stata consegnata a domicilio, naturalmente, e buon appetito signore.
Poi volle un vestito nuovo, e fece il numero di telefono "giusto" e gli rispose una qualche lavanderia a cui lui disse il suo nome. E una voce dispiaciuta si scusò subito con lui per il terribile disguido, e il suo completo armani era stato ritrovato e gli sarebbe stato consegnata gratuitamente a casa e senza spese a titolo di risarcimento, e ci scusi ancora signore.
Ben presto, una pila di oggetti, consegnati da schiere di ossequiosi fattorini, si cominciò a formare accanto a lui, ma le sue vere possibilità erano ben altre.
Al di là di quel cellulare c'era il presidente degli stati uniti e tutti i più grandi politici  (ne "ricordò" subito i numeri) e se lui li avesse chiamati con quel cellulare loro avrebbero obbedito. Avrebbe osato? E perche no?
Strinse il cellulare infernale e pensò all'uomo più potente del mondo e subito ne seppe il numero.
Appena ebbe finito di digitarlo però, senti solo una voce che diceva:
BUONGIORNO. SIAMO SPIACENTI DI INFORMARLA CHE IL SUO CREDITO E' ESAURITO E QUINDI DA ORA LEI POTRA'SOLO RICEVERE TELEFONATE.
LE RICORDIAMO CHE PUO'RICARICARE IL SUO CELLULARE CON DEMONCARD, IN VENDITA IN TUTTE LE TABACCHERIE DELL'INFERNO, NEI GIRONI DAL PRIMO AL TERZO. PER RIASCOLTARE QUESTO MESSAGGIO PREMA 0.
Il cellulare infernale gli cadde dalle dita improvvisamente senza forza. Tra poco, inevitabilmente, avrebbe cominciato a squillare per lui..

Postato dal Dott.Provvisorio      
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