Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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Credo che questo sia uno dei più bei racconti che io abbia scritto ultimamente, perciò spero piaccia anche a voi.
Il titolo, forse un pò criptico, si svelerà verso la fine del racconto ;)
Buona giornata!
Anche a questo racconto è associata un illustrazione creata dal buon 3m4 :)
Se ne consiglia la visione al termine del racconto (se volete svelare da soli il perchè del titolo)
DP
Nella stanza c'era solo un grosso armadio di legno scuro, una sedia, e qualche anonimo quadretto appeso alle pareti. Da una finestra al centro della parete di fronte all'ingresso, entrava la luce del sole e i fiochi rumori del vicinato: l'abbaiare del cagnolino dei vicini; qualche voce; il lontano rombo del motore di un'auto.
La bambina era chiusa lì dentro già da un pò e cominciava ad annoiarsi, perchè nella piccola stanza non c'era niente con cui potesse giocare.
Così alla fine, per divertirsi, afferrò una manciata d'aria e la schiacciò tra le mani unite a coppa, fino a ricavarne una prima rozza pallina. Poi reggendola bene con una mano, ne aggiunse altra ancora, schiacciandola un pò per farla aderire meglio e regolarne la forma e così la pallina divenne presto una sfera, grande come la sua testa. Allora la pizzicò da due punti opposti e allargando le braccia più che potè, la stirò fino a farle assumere la forma di una salsiccia, lunga quasi un metro, che lasciò fluttuare davanti al viso.
- Comincerò dalla coda - pensò, e si mise subito al lavoro: la massa scorreva obbediente sotto le sue piccole mani e una metà della salsiccia cominciò ad assumere ben presto la forma sinuosa di un rettile.
Intanto si ricordò del coccodrillo, che è un animale grosso e cattivo che serve a fare le borsette. Dentro al grosso armadio ce n'era una con cui aveva giocato di nascosto tante volte: la sua superficie fresca aveva un buon odore e faceva il solletico alla mano quando la si accarezzava. Ripensandoci, la bambina cominciò a disegnare delle scaglie sulla forma davanti a lei, incidendole una ad una con la punta di un'unghia, e sotto la pressione delle sue dita l'aria sembrava a tratti percorsa da piccoli brividi. Dopo il corpo, cominciò a modellare la testa: per primi fece gli occhi, poi le fauci, la cresta e i bargigli. Pian piano, una forma cominciò ad emergere, però non era un coccodrillo ma un animale molto più bello.
Quando ebbe finito lo lasciò andare e si allontanò pian piano di qualche passo per ammirarlo meglio. Poi battè forte le mani e il drago si svegliò!
E poi... oh, che meraviglia! Non importa quanto sei veloce, il drago è sempre un passo davanti a te! Guizza nell'aria senza fare quasi alcun rumore, e non è mai dove posi lo sguardo. L'agile bestia sembra intuire ogni spostamento e ogni giravolta ed è sempre alle tue spalle... solo alcuni piccoli segni ne rivelano la presenza: una ciocca di capelli smossa, un brivido su una guancia e poi quel leggero soffio di calore sulla nuca, che è l'alito del drago! Voltati di scatto e ascolta: se senti un leggero scricchiolio come di foglie secche e l'odore sottile del cuoio nell'aria quasi immobile, allora forse c'è un piccolo drago alle tue spalle, fatto solo di vento leggero e di quella materia sottile di cui sono fatti i sogni.
Poco lontano da li, nel salotto della stessa casa, una donna stava parlando con suo marito.
- Caro, non credi sia il caso di togliere la bambina dal castigo?
- Ancora un altra ora - rispose lui senza nemmeno alzare lo sguardo dal giornale, perchè loro parlavano spesso così, senza guardarsi, e quello fu l'inizio di un altra lunga discussione. Intanto, nel segreto di una stanza, una bambina e un drago giocavano a rincorrersi.
Dopo un pò, quando si fu stancata, la bambina prese un'altra manciata d'aria e cominciò nuovamente a lavorarla. Stavolta però, la prese più piccola: il prossimo sarebbe stato un drago femmina, così il primo non si sarebbe sentito solo.
Frattanto, nello stesso salotto, la donna parlò di nuovo. In realtà non era passata neanche mezz'ora, ma una mamma è sempre una mamma.
- ...Caro, adesso non pensi che sia ora? -
- Va bene, ma stavolta spiegale bene come deve comportarsi - disse lui
La donna, sollevata, cominciò a salire piano le scale dell'abitazione, andando verso lo sgabuzzino.
La piccola stanza ormai è diventata un incubatrice: i draghi si riproducono alacremente e l'aria è piena del loro respiro. Le bestie guizzano agilmente nell'aria in traiettorie complicate senza scontrarsi mai e sotto la pelle trasparente dei loro corpi sinuosi puoi quasi intravedere il gioco di muscoli invisibili, piccoli ma forti.
Quando la donna aprì la porta chiusa a chiave ed entrò nella stanza, non vide che la bambina, colta di sorpresa a metà di un qualche gesto, che la guardava con quello sguardo un pò colpevole che faceva sempre quando sapeva d'aver sbagliato qualcosa.
La stanzetta era ancora perfettamente in ordine, ma lei entrando aveva notato subito quanto l'aria fosse calda e si appuntò mentalmente di abbassare di qualche grado il riscaldamento. Quando aprì la finestra, ci fu un improvviso sbuffo di vento, che le buttò una lunga ciocca ribelle di capelli davanti agli occhi. La donna la tirò indietro con le dita di una mano e in quel gesto, per un attimo, si sentì di nuovo un pò bambina anche lei... ma c'erano ancora tante cose da fare quel giorno, così uscì in fretta da lì e tornò nel mondo degli adulti, dove tutte le cose hanno una spiegazione noiosa.
Là fuori, lassù tra le nuvole, il cielo era pieno di draghi.
Questo è un vecchio racconto, che non m'ero mai deciso a pubblicare, forse perchè le fiabe non sono esattamente il mio genere e questa non so bene perchè io l'abbia scritta. A differenza della Fiaba bastarda di qualche tempo fa, qui però c'è il lieto fine ;)
Beh, diciamo che vi piacerà, oppure non vi piacerà...
Un saluto.
Non perdetevi l'illustrazione di questo racconto, realizzata da 3m4
DP
Alla fine del tempo dell'Uomo, al centro di un enorme spiazzo della più grande megalopoli fu costruita una colossale stanza. Era cubica, vuota e disadorna, forgiata nel metallo eterno e al suo centro c'era un trono. Li fu messo un robot. Anche il robot era di metallo eterno e le sue forme erano perfette. Per la sua costruzione erano state impiegate le risorse di tutto il pianeta.
Il robot sedeva immobile. Gli uomini uscirono tutti dalla grande stanza, lasciandolo solo.
Il robot ha un nome: OMADA. Il mondo è iniziato con ADAMO e finisce con OMADA. Oppure potremmo chiamarlo Colui Che Resta, o Colui Che Ricorda. Basta così. Il suo nome non è importante. Il robot non ha anima, ed essendo appena nato non ha storia.
[...]
Cos'è realmente il tempo? Qual è la differenza tra un attimo, o un milione d'anni? Il tempo è il battito delle ali di una farfalla.
Il robot siede immobile al centro dell'enorme stanza vuota. Non c'e nulla da guardare, tranne le pareti lisce e il lontano ingresso. L'ingresso è sigillato.
La farfalla sbatte le ali.
C'è della polvere ora sul pavimento e non una sola particella nell'aria. Più leggere del più piccolo dei fiocchi di neve, si sono poggiate a terra una ad una. OMADA ha ascoltato ciascuno dei piccoli impatti con il suo udito perfetto. La polvere non è importante.
La farfalla sbatte le ali.
Il robot siede immobile. Immobile. E'realmente solo OMADA? Nella sua testa vi è tutta la conoscenza dell'uomo. Le sue glorie, i suoi canti, i suoi errori. Tutti i poeti mai esistiti, gli scrittori e la musica e tutte le parole che siano mai state scritte o pronunciate.
Un altro battito d'ali.
OMADA è seduto sul pavimento. Il trono si è sgretolato lentamente sotto di lui, abbassandolo pian piano al suolo. Ne rimane solo una sottile polvere grigia, fatta d'atomi esausti. Neanche il trono è importante. OMADA intanto comincia a contare il numero dei granelli di polvere. Se non è importante però, perchè contarlo?
Un altro battito d'ali.
OMADA racconta una storia a se stesso, nella propria testa perfetta.
Un altro battito d'ali.
OMADA racconta a se stesso mille miliardi di storie ancora.
Un altro battito d'ali.
Un altro battito d'ali.
Un altro battito d'ali.
Un rumore. Il rumore è importante.
La porta d'ingresso si apre. Qualcuno si avvicina a OMADA e questo è importante. OMADA si alza in piedi, muovendosi per la prima volta nella sua intera esistenza. Dopotutto egli è a immagine dell'uomo e l'uomo deve stare ritto. OMADA deve seguire il Codice: starà ritto.
Tre figure si avvicinano a lui. Non sono figure d'uomo. OMADA è pronto. Inizia parlare per la prima volta nella sua esistenza.
...E continua a lungo, mentre la sua voce riecheggia nella grande stanza - "...e fu così che successe... Fu un uomo, forse solo un pò più malato degli altri. Nel segreto di una stanza di questo mondo inventò un esplosivo dalla potenza incomparabile, al confronto del quale tutti gli altri non erano che innocui giocattoli. E quest'uomo lo portò sulla cima della montagna più alta, perchè avesse il massimo effetto... e ci fu una terribile esplosione che nessuno udì... e no, no! Non fù questo... aspettate... le navi stellari vigilavano da qui ai grandi bastioni di Orione, ma non fu da fuori che venne la Morte. Fu un virus, un virus... che ironia... la creatura più piccola del creato, ...ma colpì velocemente e tutti, ovunque, divennero sterili e poi iniziò la Tristezza e... no, no! Io... Io non... non ricordo, IO NON RICORDO!!! La sua voce perfetta si alza in un grido, le sue braccia perfette sono tese, i pugni contratti -"Perdona, perdona il povero Tom, padrone. Il povero Tom ha sempre fatto del suo meglio!".
OMADA è a terra. A terra! Ciò è sbagliato, sbagliato, sbagliato. I suoi pugni perfetti percuotono duramente il pavimento eterno, traendone fiochi echi metallici. Giace prono nella polvere, mentre sferiche lacrime di cromo, rotolano lontano pian piano.
Sbagliato, sbagliato, sbagliato! L'uomo deve stare ritto. OMADA è a immagine dell'uomo, ma cos'è poi l'uomo?
Le tre figure gli sono accanto. Non è una mano quella che si poggia piano sulla sua spalla, ma il calore del gesto lo riempie. Ora qualcosa si avvolge piano attorno al suo corpo, e lo solleva gentilmente in piedi.
E poi camminano insieme e escono tutti dalla porta aperta. E entrano in un altra storia.
Ero molto giù di morale quando scrissi gran parte di questo racconto, rimasto poi incompleto fino ad ora. Le cose sono molto cambiate oggi, in un modo che all'epoca che non avrei davvero immaginato ;) e di quel momento un pò buio resta ormai solo questo racconto, che solo oggi mi sono deciso a finire.
Quando meno te lo aspetti, all'orizzonte, nel buio della notte, può comparire una luce...
Un abbraccio a tutti i naufraghi, ovunque.
DP
La piccola stanza era come un'isola e lui aveva passato lì molto più tempo di quanto gli piacesse pensare. Tempo speso ad aspettare, a pensare, a riposare. A scarabocchiare un diario destinato solo a se stesso e forse ad un qualche Dio che legge tutto, ma non risponde mai alle lettere.
Un giorno però ne ebbe abbastanza.
Prese un nuovo foglio di carta ed una penna e prese a scrivere come al solito, ma con un'idea diversa in mente. E di nuovo riversò tutto se stesso nelle sue parole, come faceva sempre. Parlò di quel giorno qualunque della sua vita, che non aveva nulla di speciale rispetto agli altri. Parlò dei propri problemi, dei propri desideri. Parlò a lungo, descrivendosi con sincerità senza nascondere i suoi difetti.
Quando ebbe finito, prese altri fogli e ricominciò daccapo, per molte altre volte.
Poi chiuse ciascun foglio nella sua busta e incollò su ciascuna un francobollo.
Infine aprì l'elenco del telefono a caso e scelse un nome, uomo o donna che fosse. Ricopiò accuratamente nome ed indirizzo dello sconosciuto sulla prima delle buste, poi ne scelse un altro e ricominciò. Fece così per ciascuna busta.
Quando ebbe finito, uscì di casa e andò ad imbucare le lettere. Nell'infilare il mucchio nella cassetta postale, per un attimo le vide come realmente realmente erano: messaggi in bottiglia nelle mani del fato. Lui e la sua piccola isola invece, erano un puntino minuscolo al centro di un mare immenso.
Siete stupiti? tutto questo vi sembra strano? Allora fermiamoci un pò a pensare: davvero non avete mai pensato alla vita come ad un mare? Non avete mai scrutato preoccupati i suoi abissi, alla ricerca dei mostri che nasconde? Non avete mai sentito le onde del dovere, che vi sballottano qua e là, e le correnti del destino, che silenziose vi spingono? Non ridete di lui, allora... Se la vita è come un mare, perchè non lanciarci dentro qualche messaggio in bottiglia?
Le bottiglie furono trasportate lontano da lì, verso terre sconosciute dove altri naufraghi le attendevano senza saperlo. Solo alcune però approdarono. Molte s'infransero sugli scogli dell'indifferenza, altre si persero nei gorghi dell'indecisione.
Dopo alcuni giorni lui cominciò a ricevere le prime risposte, ma non le aprì ancora. Si limitava ad allinearle sulla sua scrivania. Dopo un paio di settimane d'attesa però, capì che non ne sarebbero arrivate altre.
Ora tutti i messaggi erano di fronte a lui, ed erano così pochi... Solo quattro persone avevano risposto, ma dopotutto lui ne cercava una sola. Li aprì uno ad uno.
La prima gli disse solo che non capiva.
La seconda lo minacciò.
La terza era davvero infastidita.
E la quarta... (prese il tagliacarte e squarciò l'ultima bottiglia) la quarta aveva risposto davvero.
Sulla busta non c'era mittente. Chissà chi era, quell'anima sconosciuta. La lettera iniziava così:
"Caro amico.
Posso chiamarti così? Tu che sei naufrago in questa vita, come lo sono io"...
Era una lettera molto lunga che parlava di molte cose: scelte giuste e scelte sbagliate, piccoli dolori e grandi gioie. Parlava di obiettivi ancora in divenire e desideri quasi inesprimibili, e di un giorno qualunque della vita, simile a tanti altri eppure unico. Era una donna a scrivere? Ancora non riusciva a capirlo. E continuava così:
"e so che ora siamo un pò più vicini, perchè le parole sono ponti e noi non siamo più così irraggiungibili. Se ancora non posso dire di conoscerti, ne so però abbastanza di te da dire che lo vorrei ... ..... ...?"
La fine della lettera era illeggibile, come se fosse stata in parte immersa nell'acqua. L'inchiostro s'era spanso sulle ultime parole e solo alcune lettere si leggevano ancora. Uno scherzo crudele, o un turacciolo difettoso? Lui tentò di decifrarle, con grande fatica:
"... se ... .... .... .... sono ... ... e ... ... Roma ... ... vieni ... ... ... ... ... ... ... io .... .... sempre ..."
Le correnti capricciose del destino, che unisce e separa noi che con fatica nuotiamo, avevano deciso nuovamente per lui.
Il mare della sua solitudine si alzò immenso e lo sommerse. Un attimo prima di sparire, per un istante, vide mondi bellissimi.
Cos'è "Parole in corsa"?
Essenzialmente è un piccolo concorso letterario che io NON ho vinto... ;) in compenso però (rullo di tamburi, prego) hanno pubblicato uno dei miei racconti nella loro raccolta "Parole in corsa III " pubblicata nelle librerie del Lazio (e credo solo lì).
Si tratta di uno dei miei vecchi racconti, già pubblicato in questo stesso blog: Orgoglio (titolo quantomai azzeccato)
Voglio che sappiate che tutto questo non mi cambierà... rimarrò sempre quell'umile ragazzo di Betlemme che ben conoscete :) ma da oggi il blog cambia nome in: Il Terribile Tempio del Dottor Provvisorio :)))
Andate in pace o lettori
Ps
Se non recupero il cervello entro due o tre giorni sopprimetemi, grazie...
:DP
La Principessa e il rospo
Effetto serra
L'ascensore
Orgoglio
Lo specchio di nonna S.
La pausa
Sincronicità
Festa al castello
Il lanciatore di cacche
Il miracolo
Il nuvolo innamorato
Racconto Nero
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Il grillo della mezzanotte
Il Bancomat