La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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mercoledì, 30 novembre 2005
Paradiso beta.

Prima di iniziare è necessaria una doverosa introduzione: in una certa terminologia informatica si dice che un prodotto è in Beta, quando è ancora in fase di test. Infatti i prodotti in Beta molto spesso contengono qualche piccolo errorino... di certo nulla di preoccupante ;)
A tutti buon divertimento (Si, questa volta mi ricoverano)
DP

P.s. Si ringraziano le marmotte ^AleA^ e Hanwi per la fiduciosa partecipazione a questo (folle) racconto.

Anche a questo racconto è associata un immagine creata dal buon 3m4  Non perdetevela :)


Ero seduto su un divano imbottito, davanti ad un basso tavolino in noce intarsiato, probabilmente un Luigi XVI. Sopra c'era un vassoio in argento di forma ellittica. Sul vassoio: una teiera d'argento, un piccolo bricco per il latte, una tazzina di porcellana inglese con disegni di boschi in blu pallido ed un cucchiaino pure d'argento.
Li guardavo da ore ormai, probabilmente perchè allora non c'era nient'altro da vedere. Letteralmente.
Qui il terreno è bianco e pianeggiante, fatto di uno strano materiale ruvido che sembra gesso ma non lo è. Sembra estendersi in tutte le direzioni all'infinito. Il cielo è azzurro ma non c'è il sole, e non ci sono nemmeno le nuvole.
Era così all'inizio: io, un divano e un tavolino imbandito. Colazione al centro del nulla.

Prima di trovarmi qui, ricordo solo che stavo attraversando la strada, quando vidi un camion venirmi addosso. Poi ricordo il viso rosso e terrorizzato dell'autista, e un rumore forte, perciò non credo di essere sopravvissuto. Non credo proprio. Quando ci ripensai per la prima volta, seduto su quel divano, all'improvviso sentii un gran freddo e Il tè bollente davanti a me divenne all'improvviso molto invitante. Malgrado la mia concitazione, per un attimo non potei fare a meno di notare la mancanza dello zucchero. Poi dimenticai nuovamente la situazione, per fissare una nuova stranezza: sul terreno alla mia destra dove prima non c'era assolutamente nulla, ora c'era una coperta di lana e una zuccheriera d'argento.
Ormai mancavano solo i biscotti, ma di nuovo non feci in tempo a completare il pensiero che li vidi comparire dal nulla, proprio davanti a me. A quel punto apparvero, nel giro di pochi secondi e nell'ordine: un vasetto di marmellata d'arance; cornetti; panna; un barattolo di cacao. E poi: una sedia a dondolo; un libro; un gatto ed uno scialle di lana. E ancora: un poggiapiedi; un tappeto; una lampada; una stufa. E cosi via. Cominciò tutto così e da allora non smise più... ogni desiderio viene sempre esaudito all'istante. Incessantemente.

Riuscite a immaginarlo? Qui ogni più piccolo pensiero che attraversi la mente, prende immediatamente sostanza finchè ben presto i dintorni non cominciano ad essere pieni d'oggetti d'ogni colore, forma e dimensione: è il mio flusso di coscienza materializzato in pile multicolori e senza criterio, in un intollerabile disordine che dopo un pò finisce per impedirmi persino i movimenti. Allora non mi resta che spostarmi altrove.

Un altro problema sono gli animali. Il primo fu quell'assurdo, ridicolo, elefante rosa... come si fa a non pensarci? Già. Ed ecco che ne arriva un altro, proprio davanti a me. Ora lo vedo sventolare le grandi orecchie mentre si guarda attorno confuso e smarrito, ma naturalmente non rimarrà solo a lungo, oh no.
Ormai in questo luogo ci sono già tutti gli animali che si possano immaginare: gatti, cavalli, leoni, mucche, maiali e persino frotte di curiosissime marmotte, perennemente desiderose di cibo, calore e compagnia... e in quest'ambiente dove ogni desiderio diventa immediatamente realtà, questo basta a mettere tutti noi in condizione di sopravvivere.
C'e n'è giusto una vicino a quelle zucche ed un altra vicino ad una pila di film di Cimino. Mentre le guardo, le marmotte sono già raddoppiate di numero e intorno a me cominciano già a comparire i mucchi di vegetali e di funghi che sono il loro cibo. Ogni marmotta finirà poi per evocarne altre e così via. Riuscite a immaginare una legione di marmotte auto-replicanti? Dio, devono essercene miliardi ormai e continuano a moltiplicarsi in proporzione esponenziale, come del resto tutte le altre specie.
Non mancano nemmeno gli animali feroci ma curiosamente nessuno mi ha mai aggredito e poi so di non aver nulla da temere, visto che sono già morto. Mi chiedo però come debba apparire la scena vista dall'alto: un'immensità bianca, macchiata da legioni di animali d'ogni specie che continuano a replicarsi, allargandosi a macchia d'olio sul terreno al ritmo dell'esplosione delle cellule in un brodo di coltura... Ma qui lo spazio non manca e il cibo non finirà mai, perciò ogni legione continuerà ad espandersi per sempre, a partire dalla scia dei miei spostamenti.

Un motivo in più per continuare a muoversi.
Bene, mi ha fatto davvero piacere parlare con voi ma ora devo proprio andare, infatti la mia ferrari è appena arrivata.
No, i sedili devono essere di pelle. No, manca l'autoradio. No, mancano le mie iniziali sul volante. Ecco, questa è perfetta.
Lascio questo registratore, su cui ho dettato la mia storia, sopra questo frigorifero, accanto al trattore, vicino alla statua in bronzo di Toro Seduto, a fianco del jukebox con i dischi di Elvis, vicino alla copia della torre Eiffel.
Non dovreste avere problemi a ritrovarlo, giusto?
Addio allora, o forse arrivederci, chissà...

Postato dal Dott.Provvisorio      
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venerdì, 18 novembre 2005
La pausa

Questo è un racconto piccolo ma micidiale, da maneggiare con molta attenzione.  Ad esempio, se oggi avete in programma d'andare in piscina, forse è meglio che non lo leggiate... Certe volte sono un pò inquietante, eh?
State bene :)
DP

Per trovare un buon non-luogo a volte non è necessario andare così lontano... ;)

Catapultatevi sul blog di 3m4, per vedere la splendida illustrazione creata per questo racconto!
...Mi corrego, le illustrazioni sono aumentate :))) infatti ne è arrivata anche una seconda
!


Si tuffò nella piscina e diede alcune energiche bracciate. Poi però fu preso da una terribile stanchezza ed allora si fermò e si lasciò galleggiare goffamente nell'acqua, col viso rivolto verso il fondo.
All'improvviso un morbido torpore l'aveva avvinto, annebbiando il suo senso del pericolo, perciò rimase lì, immobile.
Sapeva che sarebbe bastato percorrere solo pochi metri per portarsi al sicuro, ma non sentiva più alcuna necessità di muoversi. Invece ciò che vedeva aveva completamente catturato il suo interesse: non s'era mai accorto che la sua piscina fosse così profonda.
L'acqua sfumava lentamente dall'azzurro al blu scuro e quindi al nero e quel buio ora sembrava venirgli incontro lentamente, o forse era lui ad affondare verso di esso.
La velocità di discesa sembrava aumentare progressivamente, anche se la mancanza di riferimenti impediva di stimarla: le pareti non erano più visibili, o forse non c'erano mai state. Ormai non era rimasto che il suo corpo: ancora perfettamente visibile, leggermente luminoso. Sembrava essere l'unica cosa esistente, mentre immerso in quella notte profondissima cadeva veloce come un'ancora che precipita verso l'abbraccio del fondo del mare.
Continuò a cadere così, per un tempo indefinibile.
Ad un certo punto ebbe la sensazione che la caduta si fosse arrestata. Non ne fu certo finchè in qualche modo non ruotò il suo corpo per guardare sopra di se, dove solo un piccolo rettangolo azzurro brillava distante, nell'oscurità.

Il luogo in cui si trovava ora, era strano.
In parte era un luogo fisico, in parte era un luogo della mente: era lo spazio tra due battiti del cuore... tra il tic e il tac dell'orologio...

In alto, molto sopra di lui, oltre l'azzurro del cielo e lontano da lì, c'era un luogo di tremenda complessità e ritmi forsennati: il suo lavoro, le responsabilità, le continue decisioni da prendere per portare avanti quella sua azienda che ormai rubava tutte le ore del suo giorno. Non c'era mai abbastanza tempo. Alla fine lui, ricco manager di successo, era giunto ad invidiare i propri dipendenti.

Giù in basso invece, oltre la notte, c'era semplicemente l'oblio.

Rimase lì a galleggiare sospeso tra i due mondi, ognuno dei quali sembrava chiamarlo con uguale forza.
Non era poi difficile restare fermi nel mezzo.
Però una breve prova volle farla: ma aapena si sforzo di avvicinarsi un poco al rettangolo azzurro, quello prese ad ingrandire ad allarmante velocità finchè in un attimo non arrivò a riempire metà del suo orizzonte e già cominciavano a distinguersi le nuvole del cielo. Un secondo ancora e sarebbe stato espulso fuori. Poi tutto sarebbe ricominciato di nuovo... All'improvviso il pensiero di abbandonare quel non-luogo così fresco e riposante lo atterrì e così si sforzò freneticamente di tornare indietro, agitando scompostamente braccia e gambe.
Lentamente, molto lentamente, il rettangolo tornò alle sue giuste proporzioni. A quel punto non ebbe più paura.
Era un buon posto per pensare, quello: un attimo di tempo soggettivo dilatabile all'infinito.
Un buon posto per pensare, si... Non per sempre, certo. Solo un attimino... Un attimino, si... Perchè a volte, beh, c'è proprio bisogno di una piccola pausa.
...Vero?

Postato dal Dott.Provvisorio      
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martedì, 08 novembre 2005
Lo specchio di nonna Speranza

Con il solito indecoroso ritardo, ecco pronto un nuovo racconto. Per la verità avevo in mente di pubblicarne un altro (incautamente preannunciato ad alcuni lettori) ma alla fine ho completato per primo questo... pardon....
Nella prima parte è nascosta una citazione (fin troppo trasparente...) e io dedicherò il racconto al primo lettore che saprà individuarla. Sono ammesse ricerche su google e telefonate a quella vecchia zia professoressa d'italiano che non sentivate da anni :)

A tutti buon divertimento
DP

Rullo di tamburi, prego...
Il racconto è dedicato a... Jinny !

A questo racconto è associata un illustrazione creata da 3m4 :)
Diavolo, come sono fotogenico!



L'operaio aggiustatutto era fermo pazientemente fuori della porta già da qualche minuto, ad ascoltare tintinnii di catenelle, scatti di chiavistelli e scrocchi di serrature. Quando la porta finalmente s'aprì, per un breve istante fu visibile una fragile vecchietta, che però si scostò in tutta fretta, come se avesse avuto il timore che egli nell'entrare potesse travolgerla. Luca mosse qualche passo verso l'interno e mentre lei cominciava il lungo procedimento di chiusura della porta, ebbe tutto il tempo di osservare bene la casa.
Il salotto era sovraccarico d'oggetti e di storia: il busto di Alfieri lo osservava torvo, dall'alto di una colonna di legno decorato a tortiglione; le pareti, coperte di carta da parati a righine verticali, reggevano dozzine di fiori in cornice e tremuli acquarelli; poi un camino spento da anni, adorno di scatole di confetti e frutti di marmo protetti da assurde campane di vetro e infine una parata di sedie damascate che circondava un tavolo antico, lustro di cera e coperto di pizzi. Sotto il grande e vetusto lampadario che pendeva nel mezzo del salone, non mancava persino un coloratissimo pappagallo, che sicuramente si chiamava Loreto, ad osservare immobile la scena appollaiato su un trespolo di ferro battuto.
Il volatile sembrava l'unica presenza vivente della casa, la minuscola vecchietta impegnatissima a richiudere i molti chiavistelli della porta alle sue spalle invece, sembrava  appartenere alla categoria degli oggetti d'antiquariato, al pari del resto dell'arredamento.
Il ticchettio di un orologio a cucù, imponeva ad ogni movimento un ritmo lento, calcolato e silenzioso.

La vecchietta attraversò tutto il salone senza parlare, seguita dappresso dall'operaio che inconsciamente cercava persino di mettere i piedi dove li metteva lei, per non lasciare altre orme sul tappeto immacolato.
- Eccolo, qui - disse lei appena fu giunta nella stanza da bagno della casa, indicando l'oggetto di fronte a loro con mano tremante.
- ...! Ma... ma è rotto!!! -
- Giovanotto, questo già lo sapevo. Perchè crede che l'avrei chiamata, sennò? -
Luca mosse meccanicamente la mano su e giù davanti al grosso specchio, con la testa che gli vorticava. Era integro e pulito e sembrava mostrare regolarmente la parete alle loro spalle, certo... però mancavano entrambe le loro immagini! Ma non erano solo i vampiri a non riflettersi negli specchi? Allora forse la vecchia... ma lui mica lo era, però... 
In preda alla più totale confusione, ripassò mentalmente tutto quello che sapeva sugli specchi, che non era poi tanto: Uno specchio rotto, sette anni di guai... Donna specchiante poco filante.. Non è tutt'oro quello che luccica... (questa che c'entra?)
- Giovanotto, e allora? - ripeteva intanto la vecchietta preoccupata, torcendosi le mani.
- Ecco... - Tanti anni d'esperienza come aggiustatutto non lo avevano preparato a questo. Di solito lo chiamavano per appendere quadri e lampadari, o per piccoli lavori d'idraulica, tapparelle bloccate e tavoli zoppi. Ma questo...
- Ma è grave?
Luca s'avvicinò allo specchio senza parlare e notò un altro dettaglio. Il lampadario della piccola stanza in cui si trovavano lui e la signora era acceso in quel momento e tuttavia quello mostrato dal riflesso non lo era. Inoltre la finestra dell'immagine riflessa mostrava una luminosa mattina di mezzogiorno, mentre invece fuori era sera. Altro che rotto... quel cavolo di specchio era morto stecchito!!!
- Oh! - disse la vecchietta, portando una mano a coprire la bocca mentre arretrava spaventata - Lo sapevo che era grave! -.
L'operaio capì d'aver parlato ad alta voce senza accorgersene. - Signora, non faccia così, la prego - balbettò - Non ha sofferto, è... è morto nel sonno - disse e certo che era una pietosa menzogna ma cos'altro poteva dirle ormai, per confortarla?
La vecchietta uscì dalla stanza barcollante, seguita a ruota dall'ansiosissimo operaio. Si abbandonò di peso sulla poltrona buona del salotto, le mani in grembo, mentre Luca cercava disperatamente le parole giuste per tranquillizzarla - Signora, non faccia così, la prego... - disse prendendole con timore una mano, leggera e fragile come un uccellino, tra le sue che a paragone sembravano due trappole per orsi e intanto la signora aveva preso a raccontargli con mille dettagli la storia di quello specchio, che era stato un regalo di quella buonanima di suo marito e che era stato comprato a Venezia o forse a Bari dalla sorella che era stata tanto una brava persona, però poi era morta lo stesso. A lui non restò che ascoltarla, senza mai osare interromperla.

Dopo quasi mezz'ora, potè finalmente uscire dalla casa della vecchietta trasportando faticosamente il grosso specchio, pietosamente coperto da un lenzuolo bianco prestatogli dalla signora.
Mentre lei lo osservava silenziosa dalla finestra della casa, seminascosta tra due pesanti tende scostate appena appena, caricò lentamente il corpo dello specchio sul retro del furgone, con la maggior delicatezza possibile. Sentendo sempre gli occhi della signora sul collo, chiuse gli sportelli pian piano, cercando di non far nemmeno rumore.
Poi finalmente potè salire alla guida del mezzo e solo allora si accorse di quanto tremassero le sue mani. Tirò un paio di pugni davanti a se e fece un lungo respiro, cercando invano di calmarsi... l'assurdità della situazione l'aveva infine raggiunto, tutta insieme. Sporse il braccio sinistro fuori del finestrino, per raddrizzare lo specchietto retrovisore che qualche idiota aveva urtato, mentre contemporaneamente avviava il motore e un secondo dopo era già partito in tutta fretta.
Era già da un pò che guidava, quando s'accorse con sgomento che l'immagine riflessa sullo specchietto esterno non cambiava più...  Era morto anche quello... morto stecchito! Si fissò impaurito la mano sinistra, con cui l'aveva toccato... era lui il colpevole, si, perchè era un epidemia quella e ora lui ne era diventato il portatore, l'untore... l'assassino!!!

La storia racconta che malgrado avesse ormai capito tutto, egli continuò scientemente a guidare in preda al panico, propagando ovunque il contagio... "la Peste dei Sette Anni" la chiamarono... e stava ancora guidando a precipizio verso l'ospedale più vicino, quando all'improvviso anche il parabrezza morì e divenne completamente nero!

Postato dal Dott.Provvisorio      
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