La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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lunedì, 26 giugno 2006
Frammenti

Il racconto non è male ed è persino commovente, credo, ma non sono molto soddisfatto del titolo. Se al termine della lettura ve ne venisse in mente uno migliore, per favore, suggeritemelo pure. Se mi piacerà provvederò ad adottarlo (e a citare l'autore ;)
E da molto che non scrivo, siate buoni. :)
DP


La mia camera si affaccia sul terrazzo tramite una porta-finestra ed una larga finestra senza tende. La scrivania è accostata a quest'ultima e disposta in modo tale da permettermi di guardare verso l'esterno. Un palazzo di piccoli mattoni rossi occupa gran parte della visuale: dalla facciata sporgono i balconi dei suoi quattro piani mentre a lato si allungano alcuni alberi, ma non tanto da nascondere il cielo.
Quel giorno ero seduto alla mia scrivania, impegnato a scrivere un piccolo racconto per il mio blog. Un piacere che avevo rimandato talmente a lungo da rischiare di perdere il mio intero pubblico.
Il mio sguardo vagava a tratti dal foglio al palazzo di fronte e dopo un pò cominciai a far caso anche ai dettagli della scena ed ai piccoli segni di vita del paesaggio: il volo dei passerotti, le pigre comparse di qualche vicino e infine, sul balcone di fronte al mio a circa una trentina metri di distanza,  un ragazzino che sembrava completamente affascinato da ciò che vedeva davanti a se.
Poco dopo uscì sul balcone una donna adulta, probabilmente la madre, che sembrò lanciare uno sguardo di disapprovazione nella mia direzione e si affrettò a farlo rientrare, strattonandolo per una manica. Prima di tornare in casa la donna si fermò per un breve momento sul balcone, guardando chiaramente verso di me con un espressione in volto che non riuscii a comprendere.
Io ero ancora fermo nella stessa posizione: seduto alla mia scrivania con la penna sollevata sul foglio su cui stavo scrivendo e non c'era proprio nulla di strano. Alle mie spalle c'era solo il letto vuoto, un armadio ed un paio di sedie e in casa non c'era nessun altro a parte me, eppure istintivamente mi ritrovai a sbirciare dietro le mie spalle. Cosa poteva aver attirato la sua attenzione a quel modo? Con un briciolo di apprensione uscii sul terrazzo e sporgendomi dalla ringhiera diedi uno sguardo veloce al balcone sottostante e poi a quello di sopra. Non c'era assolutamente nessuno e non si sentiva alcun rumore.
La vera sorpresa infatti, la ebbi solo quando mi voltai a guardare indietro, verso la stanza da cui ero appena uscito: dalla finestra vedevo chiaramente una coppia stesa sul mio letto, entrambi nudi. Il groviglio dei corpi mi impediva di distinguerne i volti, ma la scena era inequivocabile.
Lo stupore mi paralizzò per qualche secondo, finchè rientrai con un balzo dentro la stanza, trovandola vuota. Allora guardai assurdamente dietro di me, quasi aspettandomi che gli intrusi potessero essere a loro volta balzati all'esterno. Anche lì però non c'era nessuno.
Solo quando tornai sul terrazzo, per guardare di nuovo verso l'interno della stanza, la scena mi si ripresentò davanti agli occhi: intanto la situazione era cambiata e potendo vedere i due in volto mi accorsi con stupore di conoscerli entrambi: lei era la mia ragazza, ed il volto di lui l'avevo già visto in molti specchi... poi la scena cambiò e ora la finestra mostrava i volti familiari dei miei amici, durante una piccola festa di qualche tempo prima. Dal punto in cui mi trovavo, potevo guardare la mia stanza sia dalla porta-finesta spalancata che dalla finestra e le due scene non potevano essere più diverse. Non mi restò che abbassare i tendoni che erano sul perimetro del terrazzo, con una certa irritazione, in modo da poter difendere la mia intimità dalla curiosità dei vicini.
I dintorni furono immersi nella penombra, mentre le immagini continuavano a scorrere silenziose. La finestra, quasi fosse stata lo schermo di un cinema, continuava a mostrare quell'impossibile documentario su me stesso. I balconi del palazzo di fronte erano la platea, i miei vicini gli spettatori. Mancava solo un venditore di popcorn... Da quanto tempo andava avanti tutto questo?
Quando lo toccai con il palmo della mano, mi accorsi che il vetro tremava leggermente. Era ilarità, la sua?
O piuttosto... dolore? paura? Un cieco terrore per la cosapevolezza di una fine imminente? Fu l'istinto a suggerirmi la risposta giusta, facendo svanire la mia rabbia: ero testimone dell'assurda agonia di una finestra e del suo comprensibile rifugiarsi nel passato. I ricordi di tutta una vita gli stavano scorrendo davanti e io ne ero testimone. Cosa mai potevo fare?
Pur non sapendo come aiutarla avrei voluto almeno poterla confortare in qualche modo. Mi accostai a lei per accarezzarne la superfice, lasciando una leggera scia di impronte appannate. Sapeva che ero lì?
Le immagini si susseguivano a ritmo sempre più veloce: scene di vita quotidiana e lunghi periodi di solitudine, frammenti di memoria di una vita intera: la sua e la mia.
Poi le immagini si stabilizzarono in una: un momento felice della mia vita apparve nitidamente ai miei occhi e nella memoria. Mi impressi la scena nella mente, felice di poterla rivivere ancora e lei tenne l'immagine sospesa davanti a me finchè potè, in un ultimo titanico sforzo. Non poteva essere un caso.
D'un tratto la finestra fu percorsa da un lungo tremito e una spaccatura apparve davanti ai miei occhi, attraversandone il corpo per tutta la lunghezza. La crepa si allargò in una ragnatela di incrinature e ci fu un momento di stasi: per un attimo il vetro sembrò attaccarsi testardamente alla vita, ma alla fine cedette e rovinò al suolo. Il corpo si divise in frammenti grandi e piccoli che ruscellarono fragorosamente ai miei piedi finchè infine giacquero immobili. Poi, il silenzio.
Davanti ai miei occhi umidi, la stanza era di nuovo vuota e io ero preso in un vortice di sentimenti.
Un raggio di sole scelse quel momento per filtrare tra due dei miei tendoni. I frammenti di vetro più piccoli presero a brillare come diamanti, rifrangendo la luce in tutti i colori dell'iride e allora quei fotogrammi di vita iniziarono il loro viaggio nell'infinito, accompagnando l'anima di una finestra coraggiosa.

Postato dal Dott.Provvisorio      
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