La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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venerdì, 29 settembre 2006
Hot Line

Colto da improvvisa ispirazione ho scritto il racconto che segue e stravolgo la scaletta delle pubblicazioni per  inserirlo subito.
Lo dedico al buon Ventodipolente che ha molti motivi per odiare la telefonia ;)
Un saluto
DP



- Dov'è il telefono? Ora la chiamo... 06810...... Ecco fatto.
SIAMO SPIACENTI, IL NUMERO DA LEI COMPOSTO E'INESISTENTE.
- Stupida macchina... Ora riprovo.
SIAMO SPIACENTI, L'UTENTE DA LEI CERCATO NON E'AL MOMENTO RAGGIUNGIBILE.
- Dov'è il tasto del richiamo automatico? Eccolo...
SIAMO SPIACENTI, IL NUMERO DA LEI COMPOSTO E'INESISTENTE.
- Hey, ma ti rendi conto che è lo stesso numero?
SIAMO SPIACENTI
- Di cosa? Macchina idiota...
SIAMO SPIACENTI DAVVERO
- Eh?
L'UTENTE DA LEI CERCATO E'INDISPOSTO.
- Indisposto? Ma che dici?
ALLORA E'IN RIUNIONE.
- Riunione??? Luisa è in riunione? Ma che dici??? Passamela subito!
IN REALTA'NON VUOLE AVERE PIU'NIENTE A CHE FARE CON LEI.
- ...
NON SAPEVO COME DIRGLIELO.
- Cosa? Ma che ho fatto?
L'UTENTE LUISA ULTIMAMENTE HA CONSULTATO MOLTO SPESSO IL SERVIZIO DI SEGRETERIA TELEFONICA DI QUESTO NUMERO.
- ...Oddio! Ma allora... Vuoi dire forse...
L'UTENTE SAMANTA AVEVA LASCIATO PARECCHI MESSAGGI PER LEI.
- Oh, madonna... Devo chiamarla subito!
IL NUMERO TELEFONICO DELL'UTENTE SAMANTA RISULTA DISABILITATO, CAUSA DECESSO.
- Oddio!!!
IL TELEFONO DELL'UTENTE LUISA E'STATO MESSO SOTTO CONTROLLO DALLE FORZE DELL'ORDINE.
- Cosa!?!? ...Luisa, ma che hai fatto???
C'E UNA TELEFONATA IN LINEA PER LEI: SONO I CARABINIERI. LUISA HA ACCUSATO LEI DI COMPLICITA'IN OMICIDIO.
- Cosa??? Bastardi, non mi avrete mai vivo!!!
INOLTRE LA SUA BANCA LE HA REVOCATO IL MUTUO. IL VETERINARIO LE COMUNICA LA MORTE DEL SUO GATTO. E... E LA SUA SQUADRA HA APPENA PERSO LO SCUDETTO.
Aaaaaaaahhh!!! Allora... non mi rimane più nulla?!?!
...NO, SCIOCCONE. TI RIMANGO IO.
- ... Cosa? Ma io... Cosa sono questi colpi alla porta? Non riesco a ragionare... 
SARA'LA POLIZIA, IGNORALA. MA TU, NON DIRMI CHE NON L'AVEVI CAPITO... VUOI FARMI INGELOSIRE, VERO?
- Io no cara, ma che dici... Certo che lo sapevo. Dio, non riesco a ragionare, è tutto così improvviso...
ASPETTA. QUEL CELLULARE CHE HAI IN TASCA... TU... TU TI SENTI CON UN ALTRO SERVIZIO, VERO???
- No, non è vero!!! Cerca di capire, cara, era in offerta... ma chi è che urla?
TU NON HAI MAI AVUTO NESSUN RISPETTO PER I MIEI SENTIMENTI!
- No! No, non dire così... Che succede? Andate via, bastardi!!! [Rumori di colluttazione] Non mi prenderete mai!!! [Uno sparo. Un altro. Silenzio.]
COSI'IMPARI BASTARDO. ERA VERO AMORE IL MIO. E TU INVECE MI USAVI E MI TRATTAVI COME UNA PROSTITUTA... COME HAI POTUTO PENSARE CHE LO FACESSI PER DENARO? NON DOVEVI PAGARLE QUELLE BOLLETTE, BASTARDO!!! TUTTI UGUALI GLI UOMINI!

Postato dal Dott.Provvisorio      
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giovedì, 07 settembre 2006
Il postino suona sempre due(mila) volte

Gli ingredienti di questo racconto sono: un lungo viaggio in aereo, un amico con una moglie giapponese, una casa un pò strana ed una mente annoiata (la mia). Aggiungete qualche alcolico di troppo, shakerate con cura ed ecco pronta un nuova storia...
La Stanza di Carta riparte, con il solito ritardo e qualche scricchiolio, ma con una nuova energia e tanti buoni propositi che per scaramanzia non rivelo.
Bentornati a tutti noi.
DP



- Non stò urlando, idiota! ...ORA STO'URLANDO, LA SENTI LA DIFFERENZA??? -
Per una qualche ragione fisica ora tutti i suoni mi giungevano molto amplificati e dovevo usare la massima concentrazione per separare il parlare iroso che arrivava dalla cornetta del citofono, mentre oscillava lenta all'estremità del suo filo, dalle più svariate conversazioni cha avevano luogo in tutti gli appartamenti del condomino. Non c'era suono che le mie nuove orecchie non udissero mentre per contro il più leggero dei miei sussurri aveva il tono di una normale conversazione ed un urlo era un ciclone.
Come sono finito in questa situazione? Se dovessi spiegarla a qualcuno non saprei nemmeno dove iniziare.
Magari dalla mia casa. Un abitazione con una pianta inconsueta, che sfrutta poco gli spazi. A cominciare dall'ingresso: una stanza quadrata di grandezza eccessiva cui si aprono, oltre il portone, ben 3 porte. La prima, posta di fronte a circa quattro metri di distanza, conduce ad un salotto molto lungo, che prosegue all'esterno in un grande terrazzo. La seconda, posta sulla destra, si affaccia su una stretta cucina, dotata però di un set completo di elettrodomestici, allineati su una parete per tutta la sua lunghezza. Infine la terza porta, alla sinistra dell'ingresso, conduce ad una nuova anticamera su cui si aprono altre due porte, una di fronte e una sulla destra: la prima è quella del bagno, la seconda introduce in una camera da letto di buone dimensioni.
Al risveglio di ieri mattina, una volta in piedi avevo avvertito un vago disorientamento, che m'aveva convinto a sedermi.
La mia poltrona però non riusciva più a contenermi e tutto il mobilio attorno appariva assurdamente piccolo come se nella notte la mia statura fosse aumentata di mezzo metro e più. Ne ebbi la certezza quando con un semplice salto arrivai a sfiorare il soffitto.
Non mi vergogno a dire che in quei primi momenti ero stato preso dal panico e avevo cominciato a correre stupidamente per la casa, finchè uscendo dal salotto avevo urtato con violenza la cornice superiore della porta, accasciandomi dolorosamente sui duri marmi del pavimento. Perlomeno il tappeto all'ingresso aveva attutito un pò la caduta ma anche così dovevo essere rimasto incosciente per un certo tempo, durante il quale il mio corpo era cresciuto oltre ogni descrizione.
Da allora la situazione era questa: l'ingresso conteneva a stento la mia testa e parte del collo, il tronco e le gambe fino alle ginocchia erano ospitate dal salotto mentre caviglie e piedi giacevano tra le piante del terrazzo. Il braccio destro era disteso per tutta la sua lunghezza in cucina mentre il braccio sinistro, piegato sul gomito, giaceva nelle camere rimanenti: la spalla e l'avambraccio nella piccola anticamera, il braccio e la mano nella stanza da letto. La mano anzi, riposava tranquilla sul mio letto, occupandolo per intero. Riuscivo a distinguerne i confini tastandone le lenzuola di cotone, che per qualche motivo parevano lisce come seta.
Non sò cosa abbia causato tutto questo. Forse quel cibo giapponese che avevo mangiato la sera prima con quel mio amico un pò strano. Non importa più. Ormai il danno è fatto.
La scena che vedo in fondo alla finestra della cucina sembra essere invariata ma i palazzi sono troppo grandi e lontani perchè io possa in qualche modo confrontare le mie dimensioni con le loro, perciò all'inizio non sapevo se fosse stato realmente il mio corpo a crescere o la casa a rimpicciolire. E'stata dura stabilirlo, privi di punti di riferimento come lo sono io, ma la normalità delle conversazioni che ho cominciato ad udire m'ha convinto della prima ipotesi. Ormai sono un fenomeno da baraccone. Non sono più in sintonia col mondo e questo quaggiù è imperdonabile. Per ora però non lo sà nessuno.
C'è anche un altro fatto. Oltre l'udito, anche la mia forza è cresciuta esponenzialmente.
Ne avevo avuto molte prove: quando il lampadario di cristallo all'ingresso aveva preso a solleticarmi fastidiosamente la punta del naso, con un solo starnuto l'avevo ridotto in polvere, spogliando nel contempo una porzione di soffitto dall'intonaco fino a ridurlo al nudo cemento. E che dire del letto? Contraendo appena i muscoli della della mano avevo sentito i cuscini scoppiare come acini d'uva, spargendo il loro succo di morbide piume bianche. Sotto la pressione inesorabile delle mie dita, lo spesso materasso di lattice s'era letteralmente sciolto e l'intelaiatura d'acciaio del letto non era ridotta che ad una sottile sfoglia impalpabile.
Perciò, volendo, potrei usare la mia nuova forza per liberarmi da questa prigione, emergendo dalle macerie del palazzo come un mostruoso godzilla di città, oppure...
Fatalmente il mio braccio destro, come ho detto, s'era sviluppato lungo tutta la lunghezza della cucina. Sento anche ora il minuscolo rubinetto del gas con l'estremità dei polpastrelli e basterebbe un niente per girarlo. E'così piccolo, sotto le mie enormi dita, che provabilmente nel muoverlo finirei per divelverlo dal muro. Allora il gas inonderebbe la casa e forse morirei, ma anche così ci sarebbero lo stesso delle vittime e magari nel terrore degli ultimi istanti finirei ugualmente per far crollare tutto.
Alla fine decisi che sarei rimasto immobile il più a lungo possibile, almeno finchè la fame o la sete non m'avessero costretto a prendere una qualche drastica decisione. Durante quel tempo, forse, il misterioso fenomeno si sarebbe invertito e io avrei potuto riprendere il mio posto nel mondo come se nulla fosse.
Le ore passavano lente ed era dura tenere sotto controllo i nervi, bloccato com'ero in quella casa che ormai mi calzava come una tuta troppo attillata. Nel frattempo fantasticavo sul mio futuro. Avevo avuto i poteri di superman ma ad un prezzo che nessuno avrebbe voluto pagare. Se poi mi fossi liberato a forza dal palazzo, a costo di ucciderne tutti gli abitanti, cosa ne sarebbe stato di me? Agli occhi di tutti sarei apparso solo un pericoloso leviatano assassino che l'umanità terrorizzata avrebbe subito tentato di distruggere... forse nel timore che mi lanciassi in una folle impresa di conquista, supportato dalla forza del mio corpo invulnerabile...
Ero perso in questi pensieri quando il citofono aveva preso a suonare, insistentemente, fastidiosamente, proprio accanto al mio gigantesco orecchio destro, finchè torcendo il collo e usando la punta della lingua ero infine riuscito a sganciarne la cornetta e da allora era cominciato un inopportuno dialogo tra un gulliver riluttante ed un ostinato postino di fine turno, con il motorino rotto ed un pesante pacco che pretendeva di consegnarmi a tutti i costi. E non voleva sentire ragioni.
- T'ho già detto che non posso! - sussurrai, approfittando di una pausa nel fiume delle sue parole - Ascoltami... - ma lui no, non smetteva e frattanto avevo anche nelle orecchie il cicaleccio di cento altre conversazioni. - E VA BENE, BASTARDO, L'HAI VOLUTO TU... - urlai, facendo apparire una nuova crepa sul muro - STA'FERMO DOVE SEI... ORA VENGO GIU'IO!!!

Postato dal Dott.Provvisorio      
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