La stanza di carta

Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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mercoledì, 23 maggio 2007
La corsa della tartaruga

Ho nostalgia dei giorni in cui il buon 3m4, giocava ad illustrare i miei racconti. Credo che questo gli sarebbe piaciuto.
Un caro saluto a tutti, dal sempre vostro

DP

Lo vidi imboccare la prima rampa di scale e attimo dopo la successiva. Tra i due momenti però non c'era stato assolutamente nulla, come se per un istante avessi perso conoscenza, o come se lui si fosse mosso alla velocità del lampo. Ne avevo avuto solo una fugace visione: aveva un cappotto verde, un cappello dello stesso colore ed il volto rugoso. Nella mano destra stringeva un bastone da passeggio.
Mi affacciai alla ringhiera: gli unici momenti in cui lo vedevo erano quando era sul pianerottolo all'inizio di ciascuna rampa. Tra le sue comparse e scomparse non c'erano intervalli vuoti, infatti la sua velocità di discesa era elevatissima.
Misi in moto il cervello: se davvero si fosse mosso così rapidamente avrei dovuto sentire il sibilo del suo movimento che per essere così veloce da non esser visibile doveva essere spaventosamente rapido. Forse non correva ma "saltava" da un pianerottolo all'altro senza intermezzi... all'improvviso!
Gli corsi dietro più velocemente che potevo. I gradini erano tanti, a percorrerli tutti.
Quando uscii dall'edificio lo vidi in fondo alla strada: la sua sagoma di uomo anziano era ferma a guardare i fiori di un albero di pesco, ad annusarne il profumo e percorrerne con le dita la corteccia del fusto come se fosse stato il primo che vedeva in vita sua. Mentre io correvo, lui imboccò lentamente una strada laterale. Quando la raggiunsi, era già alla fine del vicolo. Quando arrivai lì, era già all'incrocio successivo: lo vidi decidere pacatamente la nuova direzione e un attimo dopo non c'era più. Sicuramente era già in fondo alla strada. Allora corsi, corsi, più velocemente che potevo, sfrecciando tra la case: per un paio di volte fui quasi sul punto di raggiungerlo, poi lo persi di vista.
Ormai continuavo a correre senza neanche più vederlo ed ogni incrocio che superavo diminuiva la provabilità di ritrovarlo. Mi prese un senso di disperazione: ero Achille contro la tartaruga... per quanto potessi correre io, lui sarebbe stato sempre più veloce. Ben presto dovetti fermarmi, completamente a corto di fiato. L'avevo perso.
Nei giorni successivi tornai molte volte in quel quartiere. Mi guardavo attorno nel timore di perdere l'attimo in cui sarebbe riapparso e non avevo neanche bene idea di cosa avrei fatto dopo.
Seduto su una panchina accanto all'albero di pesco del nostro primo incontro, capii che non l'avrei più trovato: la Tartaruga aveva vinto.
In compenso cominciavo un pò a capirlo: la vita è un film di cui noi percorriamo lentamente tutti i fotogrammi, mentre forse lui saltava le parti noiose per concentrarsi solo sui momenti che contano. Come facesse non aveva molta importanza, piuttosto mi chiedevo se la sua vita alla fine sarebbe stata migliore della mia, o solo molto più corta.
Eppure... la Tartaruga non era poi tanto diversa da me, dopotutto: anch'io a volte consumavo i fotogrammi della mia vita senza esserne conscio, anche se molto più lentamente. Il risultato però con cambiava di molto. Cosa ne era stato di tutti quei momenti perduti? Avevano davvero importanza per me?
Quando cammino per strada senza pensare, sono veramente vivo?
So che se dovessi davvero ricordare ogni singolo istante dei miei giorni, i miei veri ricordi sarebbero sommersi da una marea di inutili dettagli. Perciò forse esistono ricordi utili e inutili.
Prendiamo ad esempio il percorso che faccio per tornare a casa... o anche solo la strada che porta da casa mia all'edicola: l'avrò attraversata 1.000 volte e dove è andato tutto quel tempo? Io ricordo solo la somma di tutti quei momenti, percui... sarebbe stata davvero una perdita, viverne solo il primo e saltare tutti gli altri? Avanti veloce e stop sulle parti interessanti e al diavolo tutto il resto e la fine del film che s'avvicina a gran velocità... Perchè penso cose come queste?
Ora so che dovrei salire sulla macchina e so già dove andrò: il raccordo, l'uscita, quel semaforo che becco sempre rosso, l'incrocio pericoloso (stai attento!), l'edicola dove so già che non troverò nulla (forse perchè ci sono stato ieri?) e poi la via di casa. Spesso parcheggio per strada ma stasera credo che userò il box. Il portone apre sempre a fatica perchè è un pò storto. La maniglia sporca mi macchia le mani. Me le macchierà. Di terra. La ruggine ha scavato un buco nella lamiera, la devo riparare da mesi. Sono\sarò seduto sul mio divano tra mezz'ora. Se non succede niente d'imprevisto, certo... come posso saperlo? Ho paura.
Se saltassi a quel momento proprio ora? Così... alla cieca. E se nel mezzo ci fosse la morte e non lo sapessi? Questi pochi momenti potrebbero essere tutto ciò che mi resta... potrei correre un rischio simile? eppure cosa ci sarebbe di diverso dal solito?
Un petalo si staccò dal ramo ed iniziò davanti a me una breve corsa verso il suolo e io non sapevo più se l'avrei visto posarsi. Perdere questa certezza, forse era tutto ciò che mi serviva.
Ed eccoci giunti a questo momento: Achille diventerà Tartaruga.
A casa c'è lei che m'aspetta, vorrei tanto essere lì. O forse ci sono già?
Provo una sensazione che non ho mai provato in vita mia: come se l'aria avesse acquisito una sua solidità e fosse una membrana sottile stesa di fronte a me. Come se fossi dentro una bolla. Come se ci fossi nato dentro.
Soffio gentilmente... e la membrana s'increspa. Forse basta solo un piccolo passo... spingo con la mente...
Ed eccoci tutti alla fine di questa storia. All'improvviso.

Postato dal Dott.Provvisorio      
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mercoledì, 09 maggio 2007
La sentinella

Dunque... inanzitutto ben trovati. E'molto che non scrivo e non so neanche bene perchè. Una pausa di riflessione, credo.
Torno a voi senza che molto sia cambiato ma sicuramente un pò più riposato di prima, con questo piccolo racconto che in realtà è una storia vera, finale a parte: il protagonista sono io, il periodo è quello del mio servizio militare. E' da molto che volevo finire questo racconto.
La stanza riapre le porte, è ufficiale :)
Un saluto ed un abbraccio a tutti voi
DP


Ci sono tre grosse camerate comunicanti. Un lungo corridoio senza porte le attraversa tutte e tre proprio nel centro, come lo stecco di uno spiedino. La carne invece siamo noi: carne da cannone.
Le camerate sono separate dal resto della caserma da una larga porta che resta chiusa per tutta notte. Poi ogni mattina, risuona la sveglia, le porte vengono riaperte e ricomincia un altra giornata di naja. Va avanti così da quasi un anno e ogni giorno è stato uguale al precedente.
Stanotte sarò di sentinella io. Dovrò rimanere seduto su questa piccola sedia che è proprio nel mezzo dello stecchino, fino a domattina, mentre i miei compagni dormono. Dal soffitto pende una lampadina nuda, coperta di polvere, ed illumina fiocamente la scena: il pavimento di piccole piastrelle rosse, le file alternate di brande e grigi armadi metallici e i muri giallastri coperti di pedate.
Sono una sentinella d'una caserma difesa da alte mura, posta nel centro di una pacifica città. Il nemico quì non arriverà mai, ma a volte il capitano fa delle ispezioni notturne per controllare che i suoi ordini vengano eseguiti. Se dovesse trovarmi addormentato verrò punito, sono le regole.
Le ispezioni non hanno senso e lui potrebbe starsene a letto ma non lo fa: il capitano è un uomo cattivo.

Le ore passano lentamente. Sono immerso nella penombra della stanza e ascolto il russare di tante persone. A volte qualcuno di loro si muove nel sonno, ma a parte questo non succede nient'altro.
C'è un alone nero di cui non m'ero accorto, ai bordi del mio campo visivo: mi sembra d'osservare la scena dall'interno di un lungo tunnel buio.I miei compagni addormentati sembrano dirmi che tutto va bene, ma io sò che non devo dormire.
Il buio s'avvolge intorno a me come una coperta e dimentico il freddo e la noia di questa lunga veglia. La scena sembra rimpicciolire come se mi stessi lentamente allontanando da essa, finchè non rimane quasi nulla: al centro del mio campo visivo resta un piccolo punto luminoso che è il mio ultimo legame con la coscienza. Per il resto sono completamente solo, nel tepore di quest'universo vuoto increspato solo dai miei pensieri.

E penso: Non è forse così, che ha avuto inizio il tutto? Un piccolo puntino luminoso... in un mare d'oscurità.

Poi capisco che sto'dormendo E IO NON DEVO, NON DEVO DORMIRE!!!  E subito il puntino ESPLODE e s'espande alla velocità del lampo e TUTTO ritorna: i miei compagni addormentanti, la sedia, i muri e il pavimento. Tornano i fucili, i cannoni, la mensa e le garritte. I muri coronati di filo spinato, la caserma, la città e tutto il resto. Un mondo intero erompe da quel puntino e se anche avessi la forza di fermarlo ormai non ne avrei più il tempo. L'universo è esploso intorno a me e io sono tornato. Siamo tornati tutti.
Sono ancora stordito da quello che ho visto: è come se avessi assistito alla Creazione.

Il tempo riprende a scorrere scricchiolando e io sono di nuovo una sentinella con troppa fantasia ed una notte ancora lunga davanti. Il mio corpo è prigioniero quì ma mia la mente vola e penso: poniamo che il destino o un Dio distratto, mettano per un attimo il potere assoluto nelle mani del più indegno dei possessori: una piccola sentinella di una caserma senza gloria. E poniamo che egli per una pura mancanza di tempismo, pur avendo per un istante il potere di riscrivere il tutto, finisca invece per ricrearlo esattamente così com'è, con tutto il suo carico di bellezza e d'orrore. Senza nemmeno aver tentato di migliorare qualcosa o di cancellare il male che abbiamo intorno... come potrebbe vivere quest'uomo d'ora in poi, sapendo che qualunque brutta cosa che incontrerà nella sua vita adesso è anche colpa sua?
Pensate che stia esagerando? Io però so cosa ho visto e provato e non potrò mai più dimenticarlo.

C'è anche un altra possibilità però: e se invece avessi davvero cambiato qualcosa da qualche parte, senza nemmeno accorgermene? Potrebbe essere una cosa molto piccola di cui magari potrei accorgermi solo io. Oppure potrebbe essere un cambiamento enorme ed impossibile da nascondere.
Forse, oltre questa stanza dove vigilo sui miei compagni addormentati la caserma non c'è più e oltre quelle porte chiuse c'è solo un immenso prato verde e noi siamo liberi d'andare, perchè a quel punto chi avrebbe mai il coraggio di fermarci?
Qualcosa è cambiato ne sono sicuro: potrebbe essere qualcosa di molto grande o forse qualcosa di molto piccolo, questo non lo so. Ma stanotte qualcosa da qualche parte è cambiato e sono stato io.
La stanza continua a viaggiare attraverso la notte, trasportando tutti noi verso l'ignoto.
Stringo forte il mio fucile e aspetto l'alba del nuovo giorno, con un pò d'impazienza ed un pizzico di follia.
Benvenuti nel mio universo.
Scusate, ho fatto del mio meglio.

Postato dal Dott.Provvisorio      
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