Dove si parla di grilli, di marciapiedi sadici, di principesse furbe, di strane coincidenze, di divinità invadenti e tante tante altre storie.
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Decisamente le vacanze sono durate un bel pò più del previsto, ma oggi la Stanza di Carta riapre ufficialmente le sue fragili porte con questo nuovo racconto, che spero molto vi piaccia. Scusate, a volte sono un pò lento a ripartire...
Le divinità eventualmente in ascolto possono ri-cominciare a preoccuparsi. Con loro ho appena iniziato.
I miei amati lettori, invece si possono rilassare e seguirmi in questo nuovo viaggio... In ascensore, stavolta ;)
Un abbraccio a tutti
Mi siete mancati
:DP
Nota: Questo racconto è stato illustrato, a cura di 3m4
Una luce bianca lampeggiava sull'indicatore, man mano che il vecchio ascensore saliva cigolando verso il tredicesimo e ultimo piano.
Lampeggiò per un attimo dietro il numero 4 mentre Luca, annoiato, distoglieva lo sguardo. In un altro momento la vide raggiungere il numero 10, poi tornò a guardarla nel momento in cui passava dal 2 al 3, senza notare la stranezza della cosa, forse perchè era Lunedì e in ufficio lo attendeva un mucchio di lavoro. La luce intanto lampeggiava dietro il numero 8 mentre l'ascensore continuava a salire, ma Luca prese finalmente coscienza della situazione solo quando vide chiaramente l'indicatore raggiungere di nuovo il tredicesimo piano per poi ricominciare dal primo senza la minima esitazione, mentre la cabina continuava imperterrita a salire.
Dopo un certo tempo le porte si aprirono di scatto e un angelo entrò nell'ascensore.
Era indubbiamente un angelo, perchè sulla schiena aveva due grandi ali bianche, che malgrado fossero ripiegate, sporgevano con grande evidenza oltre le sue spalle. Aveva anche lunghi capelli biondi e un viso dai lineamenti regolari, indossava una tunica bianca ed era a piedi nudi.
Nel momento in cui entrò, un cielo perfettamente azzurro e luminoso fu visibile per un attimo dietro di lui, seminascosto dal suo corpo e dalle grandi ali, poi l'improvviso richiudersi degli sportelli dell'ascensore ricreò la solita atmosfera di grigio imbarazzo.
I loro corpi si sfiorarono per un attimo e l'angelo borbottò qualcosa, scostandosi leggermente, poi tossicchiò un paio di volte e nel frattempo raccolse più strettamente a se le grandi ali.
Luca invece si spostò all'altro lato della cabina e fissò gli occhi sulla targhetta delle indicazioni sulla portata massima, che aveva già letto mille volte, mentre l'ascensore continuava a salire nel più totale silenzio, poi prese a contemplare gli sportelli chiusi, continuando però a guardarlo con la coda dell'occhio. Quello si ficcò una mano in una tasca della tunica, che non s'era notata fino a quel momento, e sembrò cercare qualcosa. Per un secondo il suo sguardo si fece corrucciato, poi subito si rasserenò. I loro occhi s'incrociarono di nuovo, per un attimo, ma entrambi distolsero velocemente lo sguardo.
A questo punto l'angelo prese a guardare con insistenza l'indicatore della salita, con le sue luci che si accendevano e spegnevano e Luca prese a consultare il suo cellulare con il massimo interesse, senza in realtà nemmeno vederlo. L'ascensore intanto continuava a salire in silenzio, con lievissimi scossoni e qualche raro cigolio.
Dopo un tempo interminabile la cabina si fermò senza nessun preavviso e gli sportelli si spalancarono di colpo. L'angelo borbottò un saluto e si affrettò ad uscire e un secondo dopo gli sportelli si richiusero dietro di lui, lasciando intravedere per un attimo l'azzurro del cielo e qualche nuvola.
L'ascensore riprese a salire e Luca che inconsciamente aveva trattenuto il fiato fino a quel momento, riprese a respirare normalmente.
Dell'angelo non era rimasta assolutamente nessuna traccia tanto che cominciò a pensare di esserselo immaginato. La moquette di plastica dell'ascensore non recava nemmeno l'impronta dei suoi piedi nudi, anche se non si capiva perchè avrebbe dovuto.
L'ascensore intanto continuava a salire, con l'indicatore dei piani che continuava regolarmente a raggiungere il tredicesimo per poi ricominciare dal primo e così via. Continuò a salire per un tempo interminabile. E continuò ancora.
Poi all'improvviso la cabina s'arrestò, con il solito piccolo sobbalzo e la luce sull'indicatore fissa sul numero 3.
Era arrivato? Gli sportelli presero ad aprirsi, lasciando entrare la luce del sole e mostrando un cielo completamente azzurro e vuoto, senza nuvole nè altro.
Diede una veloce occhiata all'esterno, cogliendo molte impressioni in un attimo, mentre un vento leggero e fresco gli scompigliava i capelli. Non oscillava nemmeno, quell'ascensore, anzi era immobile come se fosse poggiato su solida roccia. E invece era sospeso nel nulla più assoluto, ad un altezza tale che la città sotto di lui sembrava una di quelle foto riprese dai satelliti e le persone non erano visibili nemmeno come puntini. Luca si scosse dal suo torpore solo quando vide gli sportelli che accennavano nuovamente a chiudersi, allora si gettò contro di essi per fermarli. Poi si sporse cautamente dall'ingresso aperto, reggendosi bene con l'altro braccio e guardò di nuovo la città e il cielo vuoto cha aveva tutto intorno.
I rumori del traffico erano rimasti molti chilometri più giù e lui assaporò il suono del silenzio. Respirò quell'aria così leggera e pulita, accorgendosi solo così, per confronto, di quanto fosse inquinata quella che aveva avuto attorno tutte le ore del suo giorno. Il cielo era azzurro e pulito e la sua vista spaziava intorno per centinaia di chilometri, mentre il sole scaldava la sua pelle. Non aveva poi così importanza che non ci fosse nessuno ad attenderlo, lì. In fondo non se l'era mai aspettato.
Gli sportelli continuavano ancora a cercare di chiudersi, lui continuava a tenerli aperti. Allora si sedette sul pavimento dell'ascensore, vicino al bordo, lasciando penzolare le gambe nel vuoto. Pochi secondi dopo gli sportelli ripresero a muoversi, ma vennero arrestati dal suo corpo che era proprio in mezzo ad essi.
E così rimasero, stringendolo in un freddo ma rassicurante abbraccio metallico.

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